Dolcificante privo di calorie, non favorisce la carie, non altera la glicemia e può essere consumato anche da chi segue diete a basso contenuto di carboidrati.
Origine e produzione
L’eritritolo è un poliolo appartenente alla stessa famiglia dei carboidrati dello zucchero comune. In natura si trova in piccole quantità in frutti maturi come melone, pera e uva, oltre che in alcune verdure, funghi e alimenti fermentati come vino, birra e salsa di soia. Per uso alimentare viene ottenuto tramite un processo di fermentazione microbica condotto con lieviti selezionati e substrati zuccherini.
Caratteristiche distintive
È inodore, privo di retrogusti e stabile alle alte temperature, qualità che lo rendono adatto alla preparazione di dolci senza che si formino grumi. Viene impiegato anche nella produzione di gomme da masticare e caramelle grazie alla sua totale assenza di calorie. È acariogeno, quindi non favorisce la formazione di placca, poiché i batteri presenti nel cavo orale non lo trasformano in acidi.
Benefici e possibili effetti collaterali
L’eritritolo non provoca aumenti di glicemia o insulina, caratteristica che lo rende indicato per chi soffre di diabete. Circa il 90% viene assorbito dall’intestino tenue ed eliminato inalterato attraverso i reni, mentre la quota residua raggiunge l’intestino crasso, dove viene solo in parte metabolizzato. Questa caratteristica riduce il rischio di gonfiore o meteorismo, effetti collaterali comuni ad altri dolcificanti. Alcuni studi indicano anche un potenziale effetto protettivo sui vasi sanguigni, contrastando i danni da radicali liberi. È compatibile con la dieta chetogenica. Le controindicazioni sono rare: in soggetti sensibili può causare orticaria e, in caso di assunzione eccessiva (circa 50 grammi), nausea.