Studio sul consumo di pollo e rischio tumori: cosa emerge davvero

Un recente studio ha ipotizzato un legame tra consumo elevato di carne di pollo e maggior rischio di tumori, ma le evidenze non dimostrano un rapporto diretto.

I dati della ricerca

La carne di pollo è tra le più consumate in Italia e nel mondo, con previsioni FAO di crescita fino a 160 milioni di tonnellate entro il 2033. Un recente lavoro dell’IRCCS De Bellis di Bari, pubblicato su Nutrients, ha analizzato l’impatto di questa carne sul rischio oncologico. Secondo i ricercatori, un consumo settimanale superiore ai 300 grammi sarebbe associato a un aumento del 27% della probabilità di sviluppare tumori, soprattutto di tipo gastrointestinale, rispetto a un consumo inferiore ai 100 grammi.

Interpretazione dei risultati

Gli esperti precisano che si tratta di uno studio osservazionale: evidenzia una correlazione statistica, ma non prova un legame di causa-effetto. Per arrivare a conclusioni definitive, servono ulteriori indagini con metodologie più solide e l’inclusione in metanalisi di ampio respiro. Le ricerche già disponibili su larga scala non hanno confermato un nesso diretto tra carne bianca e tumori.

Raccomandazioni nutrizionali

L’assenza di prove definitive non implica un consumo illimitato. Le attuali linee guida suggeriscono di non superare i 200 grammi di carne bianca a settimana, così da garantire varietà nella dieta e includere altre fonti proteiche come pesce, uova, formaggi e legumi.