Olio di pesce e cuore: dopo 50 anni di studi, i benefici restano incerti

Gli omega-3 sono stati studiati a lungo, ma i dati clinici non confermano effetti protettivi certi sul cuore.

Gli studi sugli Inuit e il mito della protezione cardiaca

L’interesse scientifico per l’olio di pesce affonda le radici negli anni ’70, quando due ricercatori danesi iniziarono a studiare la popolazione Inuit della Groenlandia, caratterizzata da una dieta ricca di pesce azzurro e tassi apparentemente bassi di infarto. L’attenzione si concentrò su due acidi grassi in particolare, l’EPA e il DHA, presenti in abbondanza nei pesci grassi. Tuttavia, analisi successive hanno ridimensionato quelle osservazioni: la frequenza delle malattie cardiovascolari tra gli Inuit non risultava così diversa rispetto a quella riscontrata in Europa e Nord America.

Nonostante questo, l’olio di pesce ha guadagnato terreno nel mercato degli integratori, diventando uno dei più venduti al mondo. A differenza di molti altri prodotti da banco, è stato oggetto di numerosi studi clinici, ma i risultati ottenuti restano incoerenti.

I dati clinici: nessuna riduzione certa di infarti o ictus

Negli ultimi anni sono state condotte ampie sperimentazioni per verificare se l’integrazione di omega-3 possa realmente ridurre il rischio di eventi cardiovascolari. Una meta-analisi del 2018, che ha preso in esame dieci studi per un totale di 78.000 partecipanti, non ha rilevato riduzioni significative del rischio di mortalità cardiaca, infarti o ictus. Gli stessi esiti sono stati confermati da ulteriori ricerche condotte su gruppi con diabete di tipo 2, età superiore ai 50 anni e persone ad alto rischio cardiovascolare.

Un altro elemento critico emerso riguarda la fibrillazione atriale. Un’analisi pubblicata nel 2021, basata su sette studi, ha rilevato un aumento medio del 25% del rischio di aritmie nei soggetti che assumevano integratori di omega-3, con un’incidenza maggiore tra chi ne consumava dosi elevate. Le cause di questo fenomeno non sono ancora chiare, ma diversi esperti suggeriscono la sospensione dell’integratore in caso di comparsa di aritmie.

Cosa dicono oggi i medici e cosa suggerisce la ricerca

Sebbene l’olio di pesce continui a essere prescritto in alcune situazioni specifiche, come per abbassare i trigliceridi, molti cardiologi si mostrano cauti nel raccomandarne l’assunzione generalizzata. Alcuni specialisti ritengono che possa essere indicato solo nei soggetti che non consumano pesce. In ogni caso, la letteratura più recente rafforza l’idea che l’integrazione da sola non basti a proteggere il cuore.

Diverso è il discorso sul pesce nella dieta, che offre vantaggi più ampi rispetto agli integratori: apporta proteine di alta qualità, vitamine e minerali, ed è considerato un’alternativa salutare alle carni rosse. Le evidenze più solide, infatti, continuano a favore della dieta mediterranea, caratterizzata da alimenti integrali, legumi, verdura, frutta, olio d’oliva e un consumo regolare di pesce.