Il mal di schiena dipende da fattori evolutivi. Uno dei problemi più invalidanti, con cui un po’ tutti devono avere a che fare, prima o poi, potrebbe essere un’eredità dei nostri progenitori. Lo sostiene una ricerca condotta da un team di scienziati canadesi, irlandesi e scozzesi. Secondo un loro studio, alcuni casi di mal di schiena, quelli correlati all’ernia del disco, potrebbero dipendere da una mancata adeguata evoluzione delle vertebre della colonna spinale. Insomma queste persone non sarebbero “adatte” a camminare in posizione eretta.
Pare proprio che questi soggetti avrebbero vertebre con molti elementi in comune con gli scimpanzè, con conseguenti difficoltà a camminare in posizione eretta. Lo studio ha analizzato 141 vertebre umane, 56 vertebre di scimpanzé e 27 vertebre di orango-tango. Ebbene le vertebre umane che presentavano i cosiddetti nodi di Schmorl (protuberanze del disco intervertebrale che provocano mal di schiena) somigliavano molto a quelle di uno scimpanzé, più che a quelle di un essere umano. Lo studio è stato pubblicato su BMC Evolutionary Biology ed è arrivato alla conclusione che coloro i quali hanno una spina dorsale più vicina a quella degli scimpanzè finiscono con avere problemi al disco e soffrendo di mal di schiena.
Sull’argomento mal di schiena abbiamo intervistato la dott.ssa Sabrina Coppola, fisioterapista: “Gli anni che passano, hanno il potere, lentamente, di modificare la nostra colonna vertebrale…
Ma, non possiamo certo negare il fatto che si possa diventare anziani mantenendo la postura in condizione accettabile. Quante volte abbiamo visto persone anziane ancora diritte, dinamiche, sprizzanti di energia e dinamismo?
Che la genetica, fattori ereditari, giochino un ruolo importante, non vi sono dubbi; ma altrettanto possiamo dire riguardo lo stile di vita, le emozioni, lo stress, il carattere.
La libertà interiore in primo luogo, la libertà delle scelte di vita, l’umore predisposto alla leggerezza e alla ilarità; la voglia di scherzare e non prendere troppo la vita sul serio (che non significa non coerenti con valori e principi, ma piuttosto accettare i propri limiti ed errori ed essere propositivi), fanno si che il nostro “mantello posturale” si mantenga “leggero”. Questa leggerezza si riflette positivamente anche sui nostri organi, sul diaframma, sul cervello, sulle nostre articolazioni, riservando in tal modo la plasticità della giovinezza, fisica e mentale.
Dunque…, fare qualcosa per noi stessi, si può… e si dovrebbe.
Ma, anche quando le cose della vita non siano andate come avremmo voluto…e le evidenze posturali lo dimostrano, possiamo sempre correre ai ripari e fare oggi, qualcosa di importante per noi stessi: muoversi spesso, camminare a lungo quando possibile, respirare profondamente, stirarsi, fare esercizi posturali! Bastano pochi minuti per un piccolo reset giornaliero.
Dopo tutto, non ci laviamo forse ogni giorno? Non mangiamo ogni giorno? Non seguiamo riti corporali ogni giorno? È solo questione di educazione, di stile di vita, di abitudini e responsabilità per la nostra prima casa: il corpo in cui abitiamo per mantenere sana la postura che “ci portiamo addosso”.