Fecondazione eterologa, stop del Consiglio Stato al pagamento in Lombardia

Fecondazione eterologa, stop del Consiglio Stato al pagamento in LombardiaIl Consiglio di Stato stoppa l’eterologa a pagamento. La decisione da parte della Regione Lombardia non è dunque legittima. Ricordiamo che si tratta della disposizione che prevedeva il pagamento per la fecondazione eterologa. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato accogliendo in questo modo l’appello promosso dall’Associazione SOS Infertilità Onlus.

Tutto era nato dall’opposizione alla disparità di trattamento, che riguardava l’aspetto economico, tra la Procreazione Medicalmente Assistita omologa, il cui costo era sostenuto dallo stato tranne il ticket, e quella eterologa che invece è a carico dei pazienti nella sua interezza.

Si trattava di una questione che impediva di fatto a tutte le coppie senza ingenti disponibilità finanziarie della possibilità di accesso a queste tecniche.

La Regione spiega che “il provvedimento, che in termini pratici comporta la fissazione anticipata dell’udienza al Tar per la trattazione nel merito del ricorso, non smentisce quanto sostenuto da Regione Lombardia”. Cioè che “la fecondazione eterologa non è compresa nei LEA e dunque non è erogabile a carico del Fondo Sanitario Nazionale”. “La Regione difenderà dunque al Tar le sue scelte, fondate su motivazioni di ordine legislativo e non certo ideologico, in attesa delle necessarie determinazioni dello Stato. Se invece nelle prossime settimane verrà approvato il decreto di integrazione nei Lea anche della fecondazione eterologa, Regione Lombardia farà la sua parte”.

“Non mi stupisce minimamente”, dice il ministro della Salute Beatrice Lorenzin: “Ricordiamo che l’eterologa è stata introdotta in Italia dalla Corte Costituzionale che sollevava la discriminazione e disparità economica tra le coppie che potevano sostenerla all’estero piuttosto che in Italia. Non a caso – ha concluso il ministro – ho inserito l’eterologa nei livelli essenziali di assistenza, a pari livello della fecondazione omologa”. L’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni, spiega che il Consiglio di Stato “ha emesso l’unica sentenza possibile grazie al lavoro delle associazioni di pazienti e dei colleghi con cui in questi anni abbiamo lavorato per la tutela dei diritti delle persone che vorrebbero avere una famiglia con dei bambini e già la legge 40 ha per anni discriminato le coppie rispetto all’accesso alle tecniche”.