Analisi post hoc di dati derivanti dallo studio EXAMINE sulla sicurezza cardiovascolare

Takeda Pharmaceutical Company Limited (Takeda) ha annunciato che è stata pubblicata su The Lancet un’analisi post hoc di dati derivanti dallo studio EXAMINE (EXamination of CArdiovascular OutcoMes: AlogliptIN vs. Standard of CarE in Patients with Type 2 Diabetes Mellitus and Acute Coronary Syndrome), uno studio clinico di outcome sulla sicurezza cardiovascolare (CV) condotto a livello mondiale.  Un’analisi dei dati dello studio dimostra che nei pazienti con diabete di tipo 2 e recente sindrome coronarica acuta (SCA), l’inibitore della dipeptidil peptidasi 4 (DPP-4) alogliptin non ha aumentato il rischio di insufficienza cardiaca (HF) in confronto a placebo. In confronto a placebo (n=201, 7,5%), Alogliptin (n=201, 7,4%) non ha avuto effetto sull’endpoint esplorativo esteso post hoc composito di mortalità CV e ospedalizzazione per insufficienza cardiaca (HHF) (HR=1,00, IC 95%, 0,82, 1,21). In questo studio, i pazienti con storia di HF precedente alla randomizzazione hanno mostrato un rischio di HF più alto. La sub-analisi ha mostrato che il rischio dell’endpoint composito di mortalità CV e HHF non aumentava con alogliptin (n=107, 13,9%) in confronto a placebo (n=120, 15,7%) (HR=0,90, IC 95%, 0,70, 1,17). Inoltre nei pazienti senza storia di HF al basale, non si è verificato alcun aumento del rischio dell’endpoint composito di mortalità CV e HHF con alogliptin (HR=1.14 [95% CI 0.85-1.54], p=0.337), in confronto a placebo, sebbene si sia verificato in questo sottogruppo di pazienti un piccolo aumento del numero assoluto di HHF con alogliptin rispetto a placebo (0,9%).CUORE

Alogliptin è il primo DPP-4i a rendere disponibili risultati sugli outcome di sicurezza CV nei pazienti con diabete di tipo 2 ad alto rischio, a causa di recente SCA. Le malattie cardiache e cardiovascolari (CVD) sono la causa principale di morbilità e mortalità nei pazienti con diabete di tipo 2 , e sono responsabili di una percentuale compresa fra 50 e 80 per cento dei decessi delle persone con diabete.

“I pazienti con diabete hanno un rischio significativamente più elevato di malattie cardiache o ictus ed è indispensabile che le terapie per il diabete controllino adeguatamente i livelli di glucosio senza avere impatto negativo sugli outcome cardiovascolari, quali l’ospedalizzazione per insufficienza cardiaca e la morte cardiaca, ” ha detto Faiez Zannad, M.D., Professor of Therapeutics and Cardiology, Institut Lorrain du Coeur et des Vaisseaux, Centre d’Investigation Clinique Inserm, Francia. “La pubblicazione di queste analisi post hoc di dati derivanti dallo studio EXAMINE è un’opportunità per condividere il dato che alogliptin non aumenta il tasso composito di mortalità cardiovascolare e ospedalizzazione per insufficienza cardiaca in confronto a placebo in questa popolazione di pazienti con diabete ad alto rischio”.

Lo studio EXAMINE è stato disegnato per valutare la sicurezza CV di alogliptin, (in aggiunta alla terapia standard) in confronto a placebo (in aggiunta alla terapia standard) nei pazienti con diabete di tipo 2 e recente SCA. L’endpoint primario composito dello studio EXAMINE (mortalità CV, infarto del miocardio non fatale e ictus non fatale) ha stabilito la non inferiorità di alogliptin in confronto a placebo in aggiunta alla terapia standard, non mostrando aumento del rischio CV in una popolazione di pazienti con diabete di tipo 2 ad alto rischio di eventi CV.

Per questo studio pubblicato su The Lancet, l’outcome HF è stato analizzato in rapporto ai quartili dei valori di peptide natriuretico cerebrale (BNP) al basale e delle variazioni del N-Terminal proBNP (NT-proBNP) dal basale a sei mesi. I pazienti nel quartile più alto di BNP al basale erano a più alto rischio di HF; comunque Alogliptin (n=120, 17,5%) non ha determinato un aumento del rischio dell’endpoint composito di mortalità CV e HHF rispetto a placebo (n=121, 19,4%) (HR=0,90, IC 95%, 0,70, 1,16). Coerentemente a questi risultati, la variazione dal basale a sei mesi di NT-proBNP tra alogliptin e placebo non è stata differente, in questo sottogruppo di pazienti e nella popolazione complessiva.