Fecondazione eterologa, in attesa delle linee guida polemica degli esperti


E’ sempre fonte di polemiche e discussioni il tema scottante della fecondazione eterologa, Grane attesa per l’appuntamento di metà settimana, quando il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, discuterà in Parlamento il provvedimento che dovrebbe contenere le linee guida definitive.

“Al ministero devono aver capito male – accusano i 9 presidenti delle società scientifiche che hanno lavorato al tavolo tecnico convocato dal ministero – , ci deve essere stato un equivoco, noi non abbiamo mai avvalorato l’idea che fossero necessari un passaggio in Parlamento e la modifica della legge 40 per introdurre l’eterologa, anzi. E per quanto riguarda l’anonimato, ci siamo detti tutti contrari all’idea di toglierlo ai donatori di gameti, tranne in rarissimi casi medici e solo per quanto riguarda l’identità genetica. E comunque ora non si può fare, a meno di non voler cambiare la legge 191 che regola i trapianti”.

La fecondazione eterologa negli ultimi mesi ha vissuto di molti passaggi importanti.Fecondazione eterologa, in attesa delle linee guida polemica degli esperti

“La sentenza della Corte Costituzionale che abroga il divieto di fecondazione eterologa non solo rende immediatamente operativa la possibilità di ricorrere alla donazione dei gameti, ma contribuisce in maniera determinante a riaffermare la centralità e l’autodeterminazione dei pazienti, restituendo ai medici la dignità di interlocutori responsabili, in grado di prestare tutte le cure necessarie, senza i limiti che la stessa Consulta ha ritenuto incostituzionali”.

All’indomani del deposito delle motivazioni della sentenza dello scorso 9 aprile, così si esprime l’equipe del ginecologo Antonino Gugliemino, direttore del Centro Umr di Catania, all’avanguardia in Italia nel campo della PMA. Il dottor Guglielmino è stato tra i medici che hanno dovuto imporre, loro malgrado, a tanti pazienti il divieto legale alla donazione dei gameti: “una costrizione inammissibile – sottolinea – alla missione del medico di curare i malati”. Da qui l’impegno a fianco delle associazioni dei pazienti che ha visto l’UMR in prima linea con tutta la sua equipe di medici, embriologi e psicologi.

Importante, per i pazienti e per i centri di PMA, è l’operatività immediata della sentenza; la Corte ha affermato che l’incostituzionalità del divieto non comporta alcun vuoto normativo: i soggetti coinvolti sono garantiti in modo bilanciato dalle norme di legge e dalle direttive europee recepite in Italia, nonché dalle raccomandazioni formulate dalle società scientifiche nazionali e internazionali che operano specificamente nel campo.

La Corte ribadisce il principio fondamentale che la scelta terapeutica si matura all’interno del rapporto tra il medico che agisce secondo scienza e coscienza e il paziente che è depositario del proprio diritto alla salute, costituzionalmente garantito. In ciò la Consulta restituisce ai medici la possibilità – e con essa la dignità – di poter curare tutte le patologie dell’infertilità e sterilità senza nessuna discriminazione tra chi ha bisogno di aver donati i gameti e chi no.

Consentendo l’eterologa in Italia, la Corte ha posto fine alla necessità di ricorrere ai viaggi della speranza, eliminando quella disparità di censo che privilegiava quanti potevano affrontare le cure all’estero. In linea con questo intendimento, l’equipe medica del Centro UMR di Catania ritiene che sia arrivato il momento che il Sistema Sanitario Nazionale riconosca e risolva in tempi brevi le problematiche inerenti l’infertilità ed auspica che quanto prima i trattamenti di PMA vengano inseriti nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

“In Italia la cura della fertilità si apre a nuovi orizzonti. La caduta del divieto di eterologa abbatte un’altra grave barriera e segna nel nostro paese un’importante conquista di civiltà. La decisione della Corte Costituzionale sottrae la materia al polemico e spesso strumentale dibattito ideologico e la riconsegna, da un lato, alla libertà e all’autodeterminazione dei pazienti, dall’altro alla responsabilità e alla competenza dei medici. Ed il via libera all’eterologa è immediato, essendo stati esclusi eventuali vuoti normativi”. Così commenta Mario Gambera, presidente dell’associazione Hera onlus di Catania, che ha sostenuto le coppie prima davanti ai Tribunali poi presso la Consulta.

Si trattava di riconosce un diritto di libertà. Sono chiare a tal proposito le motivazioni della pronuncia del 9 aprile scorso che chiude un percorso già iniziato dalla stessa Consulta con la sentenza 151/09 che aveva dichiarato incostituzionale l’odioso limite dei tre ovuli da fecondare e l’obbligo di contemporaneo impianto, facendo cadere al contempo il divieto di diagnosi preimpianto.

Entrambe le sentenze decretano il fallimento di una politica ingessata da oscure ragioni di bottega, al punto di non essere in grado né di assumere iniziative legislative costituzionalmente corrette, né di farsi interprete delle esigenze dei cittadini costringendo i medesimi ad esercitare all’estero diritti che incostituzionalmente erano negati in Italia.

La Corte Costituzionale ha ridato dignità ai medici, dichiarando che a loro spetta la scelta e la responsabilità della cura, ed ai cittadini riconoscendo loro uguaglianza e capacità di discernimento e di scelta.

Ora è il momento di guardare avanti. C’è il sistema della Procreazione Medicalmente Assistita che va rivisto almeno nella sua distribuzione territoriale, uniformando le possibilità di accesso alle cure dei cittadini che vivono nelle diverse aree geografiche. E c’è soprattutto il problema del sostegno economico alle coppie.

L’infertilità è infatti una malattia che ha oggi assoluta rilevanza sociale, come riconosciuto dall’Oms e dalla stessa Corte in questa sentenza di portata storica. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un calo della natalità nel nostro Paese che ha ridotto gli indici ai minimi storici assoluti. In attesa anche di efficaci politiche per la famiglia e per la crescita della natalità, la Procreazione Medicalmente Assistita, che ogni anno consente la nascita di più di 10.000 bambini, va riconosciuta fra i Livelli Essenziali di Assistenza in modo da assicurare l’accesso a tutti i cittadini. Si eviterebbe così un ulteriore elemento di disparità che oggi divide il nostro paese fra aree ricche ed aree povere, essendoci regioni, prevalentemente al Nord che hanno previsto per i propri cittadini sistemi di sostegno economico ed altre nelle quali le cure sono integralmente a carico dei pazienti.