L’Organizzazione Sindacale Cobas ha indetto uno sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private. La manifestazione avrà luogo per l’intera giornata del 18 ottobre 2013. Lo sciopero interessa il servizio pubblico essenziale istruzione.
Le amministrazioni sono tenute a rendere pubblico tempestivamente il numero dei lavoratori che hanno partecipato allo sciopero, la durata dello stesso e la misura delle trattenute effettuate per la relativa partecipazione.
Il corteo avrà luogo a Roma da P. della Repubblica (ore 10) a P.S.Giovanni. Lo sciopero durerà per tutta la giornata di venerdì prossimo.
Dal Cobas fanno sapere che “la fiducia parlamentare rinnovata a Letta dimostra come, al di là dei conflitti tra clan rivali, l’Italia sia dominata da un partito unico dell’austerità, che colpisce in una sola direzione, quella dei salariati, dei disoccupati, dei pensionati poveri, dei servizi pubblici, dei beni comuni. La Legge di (In)stabilità in arrivo infierirà sempre in tale direzione, e accentuerà la crisi, come tutte le politiche recessive degli ultimi sei anni in Europa.
Confermiamo dunque, con ad altri sindacati conflittuali, per il 18 ottobre lo sciopero generale della scuola, insieme a tutto il lavoro dipendente pubblico e privato.
Come docenti ed Ata, protestiamo contro la scuola-miseria, la riduzione degli investimenti, il taglio di 150 mila posti di lavoro, il blocco dei contratti, dei salari e degli scatti di anzianità che dura oramai da quattro anni – e che la prossima Finanziaria vuole mantenere bloccati almeno per altri due – con docenti ed Ata che hanno perso il 30% delle retribuzioni.
Lottiamo contro la scuola-quiz, il Sistema nazionale di (S)valutazione, l’art.16 del decreto legge Carrozza.
Sciopereremo per completare la vittoria degli “inidonei” che, con una lotta esaltante, hanno evitato la loro deportazione verso lavori ad essi estranei e la perdita del posto per migliaia di Ata precari, e che ora vogliono sacrosantamente che dal decreto Carrozza venga cancellata anche la possibilità assurda di essere trasferiti in altre amministrazioni pubbliche.
Diremo No ai BES (“bisogni educativi speciali”), penoso espediente per eliminare progressivamente il sostegno ai diversamente abili; NO all’aumento d’orario e alla distruzione delle pensioni, con particolare riferimento all’allucinante vicenda di “quota 96”, quei docenti ed Ata che, a pochi passi dalla pensione, si sono visti allungare fino a sette anni la permanenza sul posto di lavoro e ai quali va restituito subito il diritto al pensionamento.