Prove Invalsi 2014: italiano, matematica ultime notizie

Ultime notizie oggi 5 maggio 2014. E’ trascorso ormai quasi un anno dalle scorse prove Invalsi. Gli studenti sono pronti ad affrontare questa nuova sfida.

Si inizia con la prima prova domani 6 maggio. I ragazzi dovranno fare i conti con la prova preliminare di lettura per le classi II e prova di Italiano per le classi II e V primaria.

17 giugno 2013 – I ragazzi di terza media devono fare i conti con gli esami e con le prove invalsi. Questa mattina sono tutti in classe a cimentarsi con le prove.


A breve verranno pubblicate il testo relativo alla prova di italiano e le rispettive domande.

Come già accennato la prova di italiano invalsi 2013 consiste nello rispondere a domande a risposta multipla inerenti al testo proposto da Invalsi.

Qui sotto potete trovare il testo uscito per gli invalsi di prima media di quest’anno.


A breve anche quello di terza media.

COME SONO DIVENTATO PORTIERE
Mi avevano fatto giocare con loro perché recuperavo la palla ovunque
finiva. Una destinazione abituale era il balcone di un appartamento
abbandonato del primo piano. La voce era che ci abitava un fantasma.
I vecchi palazzi contenevano botole murate, passaggi segreti, delitti e amori. I vecchi palazzi erano nidi di fantasmi.

Andò così la prima volta che salii al balcone. Dal finestrino a piano terra del cortile dove abitavo, il pomeriggio guardavo il gioco dei più grandi. Il pallone calciato male schizzò in alto e finì sul terrazzino di quel primo piano.

Era perduto, un superflex paravinil un po’ sgonfio per l’uso. Mentre bisticciavano sul guaio, mi affacciai e chiesi se mi facevano giocare con loro. Sì, se ci compri un altro pallone. No, con quello, risposi. Incuriositi accettarono.

Mi arrampicai lungo il tubo dell’acqua che passava accanto al terrazzino e proseguiva in cima. Era piccolo e fissato al muro

Prove Invalsi 2013: italiano domande terza media

con dei morsetti arrugginiti.

Cominciai a salire, il tubo era coperto da polvere, la presa era meno sicura di quello che mi ero immaginato. Mi ero impegnato, ormai. Guardai in su: dietro i vetri di una finestra del terzo piano c’era lei, la bambina che cercavo sempre di sbirciare.

Era al suo posto, la testa appoggiata sulle mani. Di solito guardava il cielo, in quel momento no, guardava giù.

Dovevo continuare e continuai. Per un bambino cinque metri sono un
precipizio. Scalai il tubo puntando i piedi sui morsetti fino all’altezza del terrazzino. Sotto di me si erano azzittiti i commenti.

Allungai la mano sinistra per arrivare alla ringhiera di ferro, mi mancava un palmo. In quel punto dovevo fidarmi dei piedi e stendere il braccio che teneva il tubo. Decisi di farlo di slancio e ci arrivai con la sinistra. Ora dovevo portarci la destra.

Strinsi forte la presa sul ferro del terrazzo e buttai la destra ad afferrare. Persi l’appoggio dei piedi: le mani ressero per un momento il corpo nel vuoto, poi subito un ginocchio, poi due piedi e scavalcai. Com’è che non avevo avuto paura?

Capii che la mia paura era timida, per uscire allo scoperto aveva bisogno di stare da sola. Lì invece c’erano gli occhi dei bambini sotto e quelli di lei sopra. La mia paura si vergognava di uscire.

Si sarebbe vendicata dopo, la sera nel buio del letto, col fruscio dei fantasmi nel vuoto.

Buttai il pallone di sotto, ripresero a giocare senza badare a me. La discesa era più facile, potevo stendere la mano verso il tubo contando su due buoni appoggi per i piedi sul bordo del terrazzino. Prima di allungarmi verso il tubo guardai veloce al terzo piano. Mi ero offerto all’impresa per desiderio che si accorgesse di me, minuscolo scopettino da cortile.

Era lì con gli occhi sbarrati, prima che potessi azzardare un sorriso era scomparsa. Stupido a guardare se lei stava guardando. Bisognava crederci senza controllare, come si fa con gli angeli custodi.

Mi arrabbiai con me buttandomi lungo il tubo in discesa per togliermi da quel palcoscenico. Sotto mi aspettava il premio, l’ammissione al gioco. Mi misero in porta e fu così deciso il mio ruolo, sarei diventato portiere.

Da quel giorno mi chiamarono ” ‘a scigna”, la scimmia. Mi tuffavo in mezzo ai loro piedi per afferrare la palla e salvare la porta. Il portiere è l’ultima difesa, dev’essere l’eroe della trincea.

Prendevo calci sulle mani, in faccia, non piangevo. Ero fiero di giocare coi più grandi, che avevano nove e anche dieci
anni.

Capitò altre volte il pallone sul terrazzino, ci arrivavo in meno di un minuto.

Davanti alla porta da difendere c’era una pozzanghera, per una perdita d’acqua. All’inizio del gioco era limpida, potevo vederci di riflesso la bambina ai 50 vetri, mentre la mia squadra attaccava. Non l’avevo mai incontrata, non sapevocom’era il resto del corpo, sotto la faccia appoggiata alle mani.

Nei giorni di sole dal mio finestrino arrivavo a risalire a lei attraverso un rimbalzo di vetri. Restavo a guardarla finché non mi lacrimavano gli occhi per la luce. Da poco in un appartamento del palazzo era arrivato un apparecchio televisivo. Sentivo 55 dire che si vedevano persone e animali che si muovevano ma senza i colori.
Invece io potevo guardare la bambina con tutto il marrone dei capelli, il verde del vestito, il giallo che ci metteva il sole.

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