Ictus cerebrale: l’importanza della riabilitazione

In Italia i casi di ictus sono circa 200.000 l’anno e le morti attribuibili alle malattie cerebrovascolari sono 69.000. 930.000 le persone che ne portano le conseguenze invalidanti. La spesa annuale per l’assistenza all’ictus cerebrale in Italia è stimata intorno ai 3,5 miliardi di euro.


In Italia 7 persone ogni ora muoiono a causa di un ictus cerebrale. I nuovi casi ogni anno sono circa 200.000, 69.000 dei quali non sopravvive alla malattia. Si stima che 930.000 italiani convivano con le conseguenze invalidanti causate dall’attacco, con una spesa annuale per le cure assistenziali di circa 3,5 miliardi di euro.

In Italia attualmente sono solamente 70 le stroke unit, ovvero unità anti-ictus situate all’interno di ospedali dove operano in team neurologi, radiologi, cardiologi, infermieri, tecnici della riabilitazione, logopedisti ed altri specialisti che intervenendo in modo tempestivo e sinergico riescono a limitare notevolmente le conseguenze degli attacchi. Un numero decisamente troppo basso se si considera la portata del fenomeno. Anche le strutture assistenziali non hanno la capillarizzazione territoriale necessaria per offrire adeguata assistenza a tutti i pazienti, spesso costretti a fare chilometri per raggiungere centri specializzati in grado di fornire terapie adeguate.

Per sopperire a tale mancanza, Valerio Sarmati, esperto in riabilitazione neurologica post ictus cerebrale, ha messo a punto un approccio basato sul metodo Perfetti, che prevede una riabilitazione non solo muscolare, ma anche neuro cognitiva, al quale ha affiancato le nuove tecnologie e il coinvolgimento della famiglia, adeguatamente formata.
Ictus cerebrale: l'importanza della riabilitazione
Questo metodo permette al paziente di poter eseguire gli esercizi a casa propria, seguendo le istruzioni delle Video Guide Digitali, differenziate in base al tipo di emiplegia (paralisi di una metà parte del corpo). Ogni lezione è composta da un file teorico con le spiegazioni scritte ed illustrate degli esercizi e i video su youtube per vedere come eseguire i movimenti nel giusto modo. Inoltre, attraverso i social network e le video chat, i pazienti possono restare in continuo contatto con lo specialista, condividendo con lui i video degli esercizi svolti, per i quali lo specialista fornirà il proprio parere.

L’86% dei pazienti che seguono il metodo della tele-riabilitazione in famiglia ha riscontrato un aumento della sensibilità nella metà del copro colpita da ictus, una maggiore resistenza nel camminare e una diminuzione della spasticità. Il 79% ha riscontrato un miglioramento dell’equilibrio, mentre il 40% dei pazienti afasici ha notato un miglioramento nella parola. Inoltre, il 79% ha riscontrato questi miglioramenti entro i 6 mesi dall’inizio della terapia (di questi, il 40% addirittura entro i 3 mesi). Infine, oltre la metà dei familiari (56%) ha dichiarato di sentire meno il senso di impotenza nei confronti della patologia e di aver acquisito maggiore fiducia nel recupero del proprio caro e oltre il 91% ritiene rilevante che un familiare possa partecipare al recupero del proprio familiare.

“Un ictus danneggia il cervello, non i muscoli, per questo è necessario intervenire con la riabilitazione neurocognitiva del Metodo Perfetti, mirando a ripristinare quelle funzioni cerebrali che permettono il movimento, e non limitandosi alle tradizionali terapie muscolari. – Ha commentato Valerio Sarmati. – La riabilitazione in famiglia, inoltre, garantisce una continuità della terapia che non potrebbe essere offerta né da un fisioterapista a domicilio, né in un centro specializzato. Inoltre, la possibilità di fare gli esercizi a casa propria acquisisce particolare importanza in quelle aree geografiche dove la presenza di centri specializzati è carente. Ad esempio, in questi giorni ho ricevuto un video dal figlio di un paziente che vive in un piccolo paese siciliano. Suo padre è stato colpito da una forma grave di ictus che aveva compromesso la maggior parte dei movimenti e gli aveva reso impossibile stare in piedi. In questo video, invece, il ragazzo mi mostrava come, dopo solo sette mesi dall’inizio della terapia con questo approccio, suo padre riuscisse a camminare appoggiandosi a lui.”

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