Fortunatamente non viene approvata la tassa sulla sigaretta elettronica, almeno per il momento. Tirano un sospiro di sollievo i fumatori che hanno abbandonato il vizio classico per quello che sembra molto meno nocivo e gli esperti, che vedevano questa tassa come un passo indietro sulla strada verso la tutela della salue dei cittadini. Niente da fare nemmeno per l’aumento dell’aliquota su alcol e birra. I due emendamenti al decreto legge per lo sblocco dei pagamenti arretrati delle pubbliche amministrazioni subisce uno stop ancor prima di arrivare al voto in commissione Bilancio alla Camera.
Gli esperti criticavano aspramente la decisione di applicare una nuova tassa sulle sigarette elettroniche. Una tassa che viene vista contro la salute a favore del rischio di malattie gravi. Un piegare la testa ai tabaccai sempre più spaventati dal successo delle sigarette elettroniche.
Una tassa che porterebbe poco nelle casse dello stato, solo qualche milione di euro, ma che rappresenta un segnale negativo nei confronti di un qualcosa che poteva davvero assestare un duro colpo al fumo classico, i cui danni sono ormai noti a tutti.
Come cambiava l’applicazione delle tasse sulla sigaretta elettronica? Ora come ora sull’acquisto delle ricariche per le sigarette elettroniche viene pagata l’Iva mentre non si applica la tassa prevista invece per il tabacco e i prodotti da fumo.
Con questo emendamento ci sarebbe stato l’ampliamento degli spazi finanziari che le Regioni avrebbero all’interno del proprio Patto di Stabilità per girare a Comuni e Province con la finalità di pagare investimenti, il cosiddetto «Patto di stabilità verticale».

Il relatore del Pd, Marco Causi, spiega la situazione: «Abbiamo fatto su questo due importanti passi avanti – spiega il relatore del Pd, Marco Causi – in particolare è stata accettata dalle Finanze l’idea che i crediti certificati abbiano una data e che quindi si possa così compensarli con i crediti tributari e contributivi. È stato poi deciso che saranno validi a questo fine i crediti vantati fino a tutto dicembre 2012, mentre prima la data limite era ad aprile, con un effetto di ampliamento della platea di restituzione».
Come detto gli esperti sono esterrefatti di fronte alla proposta del governo: “Voler tassare le sigarette elettroniche e fare così in modo che meno persone le utilizzino è completamente sbagliato, in quanto con esse si diminuisce l’introduzione delle sostanze cancerogene dovute alla combustione delle sigarette tradizionali e che sono alla base delle malattie ben note” dichiara il prof. Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di oncologia medica dell’Istituto Tumori di Aviano.
“Non va dimenticato che il fumo rappresenta il più grande problema sanitario di oggi e dei prossimi 20 anni sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Un terzo dei tumori è dovuto alle sigarette che sono la principale causa di cancro prevenibile. Solo in Italia vi sono 37.000 nuovi casi di tumore del polmone, circa il 90% dei quali sono dovuti al fumo di sigaretta con 30.000 morti l’anno. Il fatto che vi sia un calo della vendita di tabacco dovrebbe essere accolto con grande favore e non invece far pensare ai minori introiti per le tasse. Le malattie associate al fumo, quelle oltre che oncologiche anche cardiovascolari e polmonari, fanno spendere allo stato italiano sicuramente molti più soldi per le malattie correlate di quanto ne possa ricavare dalle tasse, oltre all’ovvio impatto umano”.
vedremo