The Walking Dead 3 ultima puntata: recensione, giudizio e spoiler, 40 minuti di noia

Vi è piaciuta l’ultima puntata di Walking Dead 3? Il dibattito in rete impazza e bisogna ammettere che per molti è stata una delusione. Chi si aspettava un finale sconvolgente, colpi di scena, orde di zombie ed action in quantità industriale è rimasto pressochè deluso.


I minuti scorrevano via e ci si chiedeva quanto ancora rimaneva a disposizione per retare stupiti. Alla fine l’episodio è terminato e la sensazione è che si sia trattato di una grande occasione persa. Lo scontro con il governatore si è concluso con una sorta di 0-0: tutti convinti che avremmo assistito alla resa dei conti, a un faccia a faccia con Rick e quant’altro, e invece nulla di tutto questo. Woodbury viene respinta, il governatore perde la testa e svanisce nel nulla (lo ritroveremo certo nella prossima serie), Rick trasforma la prigione in una sorta di ospizio o di Woodbury 2, con buona pace della moglie che finalmente torna nella sua tomba proprio mentre il figlioletto Carl si trasforma in freddo assassino.

Unica emozione la morte di Andrea, o meglio il suicidio tra le braccia di Michonne cui noi non possiamo assistere (come sono lontani i tempi in cui la stessa Andrea sopprimeva sotto i nostri occhi la sorella, in un mix di pulp e drama). Che questa terza serie avesse abbandonato sempre più l’horror lo si era capito, ma che abbandonasse anche una bella dose di pathos non ce l’aspettavamo. Insomma i finali epici con le invasioni di zombie alla fattoria, la resa dei conti come quella con Shane, le trovate geniali (lo zombie nel pozzo, quello impiccato con le gambe mangiate, gli zombie senza mascella e braccia di Michonne) sono un lontano ricordo.
The Walking Dead 3 ultima puntata: recensione, giudizio e spoiler, 40 minuti di noia
E un po’ tutti speravano di chiudere i conti con il governatore (bella trovata ma che meritava di concludersi con la serie) per poi scoprire nuovi scenari nella quarta serie. Che a questo punto dovrà impegnarsi per riscattarsi, in virtù di un finale che poteva e doveva dare molto di più.