Al 28° Congresso dell’European Association of Urology (EAU) in svolgimento a Milano, riflettori puntati sulla Sindrome da Vescica Iperattiva, malattia cronica che causa incontinenza urinaria nel 60% delle donne colpite; una condizione patologica altamente invalidante.
Attualmente tra le terapie farmacologiche disponibili per il trattamento della Vescica Iperattiva gli antimuscarinici sono la principale opzione terapeutica: sono però in arrivo nuove opzioni terapeutiche, gli agonisti del beta-3-adrenocettore, che grazie ad un meccanismo d’azione innovativo mostrano un favorevole profilo di efficacia e tollerabilità. Il primo di questa nuova classe di farmaci è mirabegron, approvato in Europa dall’EMA.
Intervista a Donata Villari (Urologa, Università degli studi di Firenze)
Possiamo inquadrare il problema dell’incontinenza urinaria derivante da sindrome da Vescica Iperattiva dal punto di vista patologico?
Diciamo intanto che “incontinenza” è una qualunque perdita di urine. La definizione di questa patologia non è molto semplice proprio perché si tratta di una Sindrome, vale a dire di un insieme di segni e sintomi alla cui diagnosi si arriva attraverso esami di seconda linea.
Dal punto di vista sintomatologico l’incontinenza urinaria che si associa a Vescica Iperattiva può essere di tre tipi: quella cosiddetta “da sforzo” in cui la perdita di urina avviene per un aumento improvviso della pressione endoaddominale a causa di uno starnuto, un colpo di tosse o il sollevamento di un peso; l’incontinenza da urgenza minzionale, quando lo stimolo di urinare si avverte in maniera imperiosa, tanto impellente che non si può rimandare; infine, la forma “mista” che affligge un terzo delle donne.
Il sintomo più frequente è l’urgenza (54%), seguito dalla frequenza (85%). Le donne sono particolarmente colpite: due su 5 sono affette da incontinenza, una su 3 ha un’incontinenza urinaria da sforzo. Negli Stati Uniti 33 milioni di persone soffrono di incontinenza da Vescica Iperattiva, considerata come terza malattia cronica.
In Europa è affetto da vescica iperattiva il 16,6% della popolazione e si stima che 22 milioni di persone convivano con incontinenza ad essa associata. In Italia sono almeno 3 milioni i pazienti, il 60% rappresentato dal genere femminile tra i 35 e i 75 anni. L’avanzare dell’età è un fattore di rischio importante come pure il parto, la menopausa, l’obesità, il diabete, le infezioni delle vie urinarie, certi farmaci e alcune patologie neurologiche.
È possibile individuare le cause dell’insorgenza di questo problema?
La Vescica Iperattiva ha un’eziologia molto complessa. In molti casi non si trova una causa specifica tanto che si parla di Vescica Iperattiva Idiopatica, in altri casi il problema può originare da infezioni urinarie, da una situazione ostruttiva che ostacola la minzione e provoca una irritabilità vescicale con segni di incontinenza, oppure possono essere chiamati in causa danni vascolari o neurologici.
Il controllo dello svuotamento vescicale dipende da un insieme di segnali nervosi che provvedono al rilassamento muscolare (pavimento pelvico, vescica e uretra), alla contrazione del muscolo detrusore detto “bicipite della vescica”, attraverso un neurotrasmettitore (acetilcolina) che agisce sui recettori muscarinici presenti sul detrusore stesso.
Quali sono i maggiori problemi per un paziente che soffre di incontinenza urinaria, sia a livello fisico che psicologico?
L’incontinenza associata a Sindrome da Vescica Iperattiva ha chiaramente un impatto negativo sulla qualità di vita dei pazienti sia per quanto concerne la quotidianità che per il vissuto in generale. Consideriamo che la maggior parte dei pazienti è anziana quindi con presenza

di comorbilità e talvolta limitazioni funzionali.
In particolare, le donne vivono l’incontinenza con forte perdita di autostima, grande ansia, sensi di colpa, in alcuni casi arrivano ad evitare le relazioni sociali e a negare la vita sessuale che nelle pazienti giovani diventa un grosso problema. A questo si aggiungono le problematiche di gestione quotidiana: trovare una toilette pulita e vicina al momento dell’urgenza, l’uso dei pannoloni, la paura del cattivo odore, l’impossibilità di indossare gli abiti che piacciono. Insomma l’incontinenza condiziona pesantemente la vita dei pazienti specialmente quella delle donne che spesso vivono questa patologia come una condizione senza via d’uscita.
Qual è la situazione italiana dell’accesso alle terapie per l’incontinenza urinaria da Vescica Iperattiva? È previsto il rimborso di questi farmaci da parte del Servizio Sanitario Nazionale?
Si tratta di una situazione piuttosto complicata in quanto le terapie non sono rimborsabili a meno che il paziente non sia affetto da incontinenza associata a Vescica Iperattiva neurogena (nota 87), e in tal caso il rimborso è previsto per la sola ossibutinina generica (una molecola datata che presenta diversi effetti collaterali fastidiosi per il paziente).
È da osservare che per disturbi delle basse vie urinarie connesse a ipertrofia prostatica benigna, una patologia maschile, le terapie sono rimborsate senza alcuna limitazione, a dimostrazione dell’esistenza di una discriminazione di genere nell’accesso alle terapie.