Il licenziamento di massa della Omsa non tarda a provocare conseguenze in tutta Italia. Prima si è assistito ai presidi organizzati vicino i punti vendita di diverse città italiane, poi si è passati alla rete, dove si stanno organizzando vere e proprie campagne di boicottaggio nei confronti dei prodotti della Golden Lady. E così rischia un grosso danno di immagine la ditta che da anni è leader nel settore della produzione di calze femminili. Tutto è nato dalla decisione dell’azienda di licenziare 239 dipendenti della Omsa di Faenza al termine della cassa integrazione straordinaria nel marzo prossimo.
Come detto la rete si mobilita sfruttando il tam tam di social network e blog che mettono così in atto una protesta contro la volontà della ditta di trasferire “la produzione dall’Italia per sfruttare manodopera a basso costo”. Solita storia insomma, con i lavoratori italiani penalizzati dall’essere colpevoli di ‘pretendere’ stipendi normali e di non accontentarsi di essere sottopagati.
L’argomento è caldo e inevitabilmente ha provocato in poco tempo migliaia di adesioni alla mobilitazione internet che spinge i cittadini a non comprare i prodotti Omsa e Golden lady.
La reazione dei sindacati per la decisione che coinvolge le operaie faentine non si fa attendere. In particolare è molto preoccupato Renzo Fabbri della Filctem Cgil: “L’auspicio è che il sito di Faenza venga riconvertito e che ci sia un gruppo di imprenditori interessato all’acquisto. La nostra intenzione è quella di ricollocare il maggior numero di lavoratori e lavoratrici possibile. I licenziamenti non sono il frutto di una crisi aziendale ma dell’intenzione di delocalizzare la produzione in Serbia dove la manodopera costa meno”.
La prossima mossa consiste nel cercare di ottenere il massimo dall’incontro programmati per giovedì prossimo tra Regio
ne, Provincia e Comune ed eventuali compratori e la proprietà. Ma si parla già di un altro appuntamento fissato per il 12 gennaio quando dovrebbe tenersi un’altra riunione al ministero anche con le parti sociali. Nel frattempo il web fa la sua parte.