L’Alzheimer si combatte anche con le stimolazioni del cervello mediante impulsi elettrici. Una sorta di terapia che potrebbe rivelarsi particolarmente efficace, almeno stando a quanto emerso in seguito a una serie di test clinici effettuati su sei pazienti.
Dopo la stimolazione elettrica, gli esami clinici cui sono stati sottoposti i pazienti hanno evidenziato una considerevole riduzione del danno che la malattia aveva causato loro in alcune regioni specifiche del cervello.
Non solo: averli sottoposti a questi impulsi elettrici pare abbia fatto sì che si sia verificata una riduzione del peggioramento delle loro funzioni cognitive, una delle prime conseguenze dell’Alzheimer.
D’altra parte non si tratta di una novità, se si considera che questo tipo di stimolazione è una pratica già adottata con successo per alleviare le conseguenze del Morbo di Parkinson. Nel caso di questa malattia si procede con l’inserimento di un elettrodo nella zona profonda del cervello.
Merito di questa nuova strada intrapresa nella lotta ai danni dell’Alzheimer va a una equipe canadese del Toronto Western Hospital. I risultati dei test clinici ottenuti con lo studio dell’equipe capitanata dal dottor Andres Lozano sono stati considerati molto rilevanti, al punto da essere poi ripresi e pubblicati sulla rivista inglese New Scientist, ricevendo il plauso della comunità scientifica.
La stimolazione è stata effettuata sui sei pazienti, che poi dopo dodici mesi dall’impianto dello stimolatore nel cervello sono stati sottoposti a specifici test per verificare a quale punto fosse la malattia e come avesse reagito nel complesso il loro organismo.
Ebbene i risultati sono stati particolarmente soddisfacenti e ritenuti per nulla casuali, dal momento che tutti i pazienti hanno fatto riscontrare un aumento dell’uso di glucosio, quello che fa funzionare il cervello. La prova definitiva che la zona del cervello colpita dalla malattia aveva ripreso parte della sua attività precedentemente persa.
Addirittura in due dei pazienti sottoposti alla sperimentazione, è stato riscontrato un aumento di volume dell’ippocampo, sede del cervello predisposta alla memoria. Un grande risultato se si considera che nei malati di Alzheimer l’ippocampo subisce un processo di riduzione irreversibile.
Insomma pare proprio che la stimolazione elettrica profonda sia in gradi di azionare nuovamente i neuroni ‘addormentati’ dall’Alzheimer spingendoli a riprodursi nuovamente con conseguenti benefici per le capacità cognitive e cerebrali dei malati.