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Nube radioattiva in Italia: arriva domani

In queste ultime 48 ore gira voce che presto anche l’Italia sarà investita dalla nube radioattiva formatasi in Giappone con lo scoppio della centrale nucleare di Fukushima, nel nord-est.

Intanto aumenta la paura e l’ansia di una possibile seconda Chernobyl. A rasserenare e chiarire la situazione che si è creata, è stata Elena Fantuzzi, responsabile dell’Istituto di radioprotezione dell’Enea (www.enea.it).

La dottoressa Fantuzzi ha recentemente dichiarato: “Si tratta di affermazioni assolutamente teoriche e basate su simulazioni. Il presupposto perchè si avverino è che il rilascio di materiale radioattivo sia avvenuto ad almeno 2 mila metri di altezza, dove le correnti d’aria sono tali da permettere spostamenti su lunghe distanze”.

“Se anche la nube radioattiva arrivasse in ItNube radioattiva in Italia: arriva domanialia, arriverebbe con un contenuto di radioattività 10 mila volte inferiore a quella che è arrivata dal vento di Chernobyl, ci darebbe una quantità di radiazioni pari a quella che ci prendiamo in 1 minuto stando all’aria aperta nelle nostre città”.

“Nei fatti, il rilascio è avvenuto a circa 200 metri. In ogni caso, anche nel caso in cui questa nube raggiungesse effettivamente l’Italia, arriverebbe con una concentrazione di radioattività irrisoria e comunque verrebbe rilevata dalle reti nazionali di monitoraggio”.

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A tale proposito L’Enea sta aiutando l’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze, nel verificare i livelli di contaminazione radioattiva su numerosi cittadini italiani. In particolare in queste ultime ore sono stati esaminati i componenti del coro e dell’orchestra del “Maggio Fiorentino” che si trovavano in tournée in Giappone.

A dire la sua è anche l’ingegnere italiano Luciano Bologna, responsabile della radioprotezione Ispra, che ha recentemente dichiarato: “Il paragone con Chernobyl è sbagliato. In Giappone non è scoppiata la centrale, le protezioni di contenimento reggono. Inoltre, i reattori sono completamente diversi. A Chernobyl ci fu un effetto ‘camino’ e le contaminazioni hanno interessato anche la parte alta dell’atmosfera”.