Sonno, lo studio: la regolarità conta più delle ore dormite

Una ricerca su milioni di notti mostra che dormire sempre agli stessi orari riduce il rischio di morte prematura e migliora la salute mentale.

Non conta solo quanto dormiamo

Negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla durata del sonno, con l’idea diffusa che dormire meno di sette ore sia dannoso. Tuttavia, un ampio studio condotto dalla London School of Economics introduce un elemento spesso trascurato: la regolarità degli orari.

Analizzando oltre 47 milioni di notti di sonno, i ricercatori hanno osservato che mantenere un ritmo costante tra addormentamento e risveglio può avere un impatto significativo sulla salute, indipendentemente dal numero totale di ore dormite.

Regolarità e benefici sulla salute

Secondo i dati emersi, chi dorme circa sette ore per notte rispettando orari regolari riduce il rischio di morte prematura fino al 24% e può guadagnare fino a quattro anni di aspettativa di vita.

Al contrario, un sonno irregolare o frequentemente interrotto è associato a conseguenze negative, tra cui un aumento del rischio di depressione, che può arrivare a raddoppiare.

La regola del “7-1”

Dallo studio emerge una semplice indicazione pratica: la cosiddetta regola del “7-1”. Significa dormire circa sette ore a notte e mantenere orari di sonno e risveglio sempre nella stessa finestra di un’ora, anche nei fine settimana.

L’obiettivo è stabilizzare il ritmo biologico dell’organismo, favorendo un riposo più efficace e benefici duraturi sulla salute generale.