La rosolia è una malattia virale che si manifesta generalmente con febbre, esantema maculopapulare generalizzato e linfadenopatia; le complicanze sono rare, specialmente nel bambino, ma artralgie e artriti transitorie possono complicare il decorso della malattia, soprattutto nell’adulto.
Il virus della rosolia causa nel 25-50% dei casi un’infezione asintomatica. Se il virus viene contratto durante la gravidanza, si possono verificare aborto spontaneo, morte intrauterina del feto, gravi malformazioni fetali e, nel bambino, ritardo di acquisizione delle tappe dello sviluppo. Più precoce è l’infezione, maggiore è il rischio di
danno embrio-fetale. 
Si stima, infatti, che la sindrome della rosolia congenita si presenti nel 90% dei neonati di donne che hanno contratto l’infezione prima dell’undicesima settimana di gestazione. La disponibilità di un vaccino efficace e sicuro ha ridotto
l’incidenza della rosolia; eppure continuano a verificarsi epidemie di rosolia e casi di rosolia congenita.
I dati nazionali di incidenza indicano che la rosolia ha un andamento ciclico con picchi epidemici ogni 4-6 anni circa. Dopo l’epidemia degli anni 2002-2003, una nuova epidemia di vaste dimensioni, con 6.183 casi segnalati al sistema di notifica obbligatoria, si è verificata nel 2008. Nel 2009 e nel 2010 l’incidenza della rosolia si è mantenuta ai bassi
livelli prevedibili sulla base del suo andamento epidemiologico.
I dati del sistema di sorveglianza di rosolia congenita e in gravidanza, attivo dal 2005, ha permesso di rilevare 59 casi confermati di rosolia congenita (di cui 42 sintomatici) nel periodo 2005-2012. Nello stesso periodo sono stati segnalati 95 casi confermati di rosolia in gravidanza, 23 interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) e un nato morto.
L’età media dei casi confermati in gravidanza è stata 27 anni e il 22% delle donne era di nazionalità straniera. Solo una donna era vaccinata e solo il 27% aveva eseguito un rubeo test prima della gravidanza. Il 42% aveva avuto precedenti gravidanze.
Non è stato possibile pervenire ad una classificazione finale nel 28% (56/197) dei casi di sospetta rosolia congenita per incompletezza delle schede di notifica o mancato follow up dei casi. Inoltre, il 19% (18/95) delle donne con infezione confermata in gravidanza è stato perso al follow up e quindi l’esito della gravidanza non è noto. Questi dati indicano una possibile sottostima dell’incidenza delle infezioni congenite.
Nel 2008, in concomitanza con l’epidemia di rosolia, è stato registrato un picco di incidenza di infezioni rubeoliche congenite e in gravidanza; un nuovo picco, sebbene inferiore al precedente , è stato rilevato nel 2012.
Per prevenire la sindrome da rosolia congenita (SRC), è stato stimato che la percentuale di donne suscettibili in età fertile non deve superare il 5%. In Italia, un’indagine di sieroprevalenza condotta nel 2004 rilevava, invece, una percentuale di donne suscettibili pari all’11% nella fascia 15-19 anni e all’8% nella fascia 20-39 anni. I dati del 2011 del sistema di sorveglianza PASSI (Progressi nelle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), raccolti da 12 su 21 Regioni e Provincie Autonome, mostrano che delle 6.641 donne di 18- 49 anni intervistate, il 61% era immune alla rosolia o per aver effettuato la vaccinazione (40%) o per copertura naturale rilevata dal rubeotest positivo (21%). Il 2,4% delle donne era sicuramente suscettibile, in quanto non vaccinato e con rubeotest negativo.
Il 37% delle donne intervistate non conosceva il proprio stato immunitario per la rosolia. La situazione descritta porta ad alcune considerazioni.
Dall’avvio del Piano nazionale di eliminazione del morbillo e della rosolia congenita (PNEMoRc) 2003-2007, la copertura vaccinale contro la rosolia, grazie a strategie di vaccinazione estesa dei nuovi nati, è aumentata (dall’82% nel 2003 all’89,9% nel 2011), ma è ancora al di sotto della soglia del 95%, prevista dal Piano per il raggiungimento dell’obiettivo di eliminazione. Anche la copertura vaccinale delle adolescenti (75%, dati ICONA 2008) e delle donne in età fertile (come dimostrano i dati Passi), è inferiore al tasso critico utile per impedire la circolazione virale. Ciò ha, sostanzialmente, causato lo spostamento in avanti dell’età dell’infezione, con aumentato rischio per le donne
suscettibili di contrarre la rosolia proprio in età fertile.
È, pertanto, necessaria l’implementazione di strategie per il recupero dei suscettibili di tutte le età, con particolare
attenzione per le donne in età fertile.
Sindrome di rosolia congenita:
1. un bambino di età inferiore a un anno (o feto nato morto) che presenta almeno una
delle condizioni di categoria A e che soddisfa i criteri di laboratorio per la diagnosi
definiti nell’allegato 1b (caso confermato di RC);
2. un bambino di età inferiore a un anno (o feto nato morto) che presenta almeno una
delle condizioni di categoria A e che soddisfa il criterio epidemiologico (nato da madre
con diagnosi confermata di rosolia in gravidanza) (caso probabile di RC);
3. un bambino di età inferiore a un anno (o feto nato morto) che soddisfa i criteri clinici di
SRC definiti in allegato 1b, ma non i criteri di laboratorio (caso probabile di RC).
Infezione da rosolia congenita
Un bambino di età inferiore a un anno (o feto nato morto) senza segni/sintomi clinici di
categoria A che soddisfa i criteri di laboratorio e il criterio
epidemiologico (nato da madre con infezione confermata in gravidanza) (caso
confermato).
Il riscontro in epoche successive di uno qualsiasi dei segni o sintomi compatibili con SRC
deve fare riclassificare il caso come SRC.