Crudismo vegano e dimagrimento: dieta per la salute

Il cibo può guarire. L’assenza di esso, spesso, diventa fondamentale. Ne è convinta la dottoressa Kristine Nolfi. Malgrado seguisse una dieta vegetariana da diversi anni, si ammalo’ di cancro al seno. Riuscì a guarire in sei mesi con una dieta crudista. Dopo due anni ricominciò a mangiare cibi cotti e il suo male si manifestò nuovamente. Guarì definitivamente seguendo la dieta crudista. Con questa stessa dieta che la guarì, curò molti malati con risultati sorprendenti. La dieta crudista è un regime alla portata di tutti che ci può aiutare a conservare e riacquistare una buona salute.Crudismo vegano e dimagrimento: dieta per guarire?


Ecco un estratto dal suo libro “Il Miracolo degli Alimenti Vivi”:

Il crudismo viene visto dagli igienisti come un ideale. Per lo più vi si accede dopo un periodo di dieta naturale igienista meno rigorosa. Fra l’altro numerose verdure sono difficilmente mangiabili crude, in una quantità adeguata; per esempio i carciofi, i cavolfiori, gli zucchini, così come i tuberi come le patate. E’ allora accettabile una loro breve semi-cottura in poca acqua.


La dottoressa Nolfi considerava la crudoterapia superiore al digiuno. In questo convergeva con Johanna Brandt, naturista sudafricana che creò la ≪cura dell’uva≫, almeno per quanto riguarda le malattie croniche, tra cui il cancro (quando non sia giunto alla fase irreversibile). Ci sono in effetti diversi casi in cui il digiuno non è adatto. Per esempio, nei soggetti di una magrezza scheletrica o quando le riserve non sono sufficienti.

Per avere l’eliminazione, è necessaria infatti la presenza di alcune riserve essenziali, innanzitutto le vitamine, gli enzimi e i sali minerali. Sono queste sostanze che veicolano fuori dalla cellula (è questa la vera eliminazione, non la successiva evacuazione attraverso gli organi emuntori) le sostanze cataboliche divenute tossiche per l’organismo.

Il digiuno è la via di ristabilimento più rapida, se esistono queste riserve vitali. Ma, dopo 10-20 giorni di digiuno idrico, queste riserve in genere sono esaurite, e digiunare ulteriormente è inutile, poichè non avviene l’eliminazione tossiemica cellulare. Ma se a questo punto si instaura un ≪semi-digiuno≫, come lo chiama Mosseri, in pratica una dieta crudista molto sobria, composta da qualche mela (400-800 grammi) da mezzogiorno al pomeriggio, e da qualche crudità (500 grammi) alla sera, con molta acqua da bere da mezzanotte a mezzogiorno, l’eliminazione ha un rilancio spettacolare, riuscendo a giungere fino in fondo.

Faccio infine notare che, mentre per la Brandt la cura dell’uva doveva durare solo qualche settimana, per poi tornare a un regime naturale meno rigoroso, per la Nolfi il regime crudista al 100% era per sempre, specie per coloro che erano stati malati di cancro (o meglio, di forme preliminari di esso, perchè il vero cancro è una malattia ormai irreversibile), che solo così potevano evitare il risveglio della dinamica cancerosa.