Ogni anno nel mondo 26 milioni di persone vengono colpite dalla sepsi, di cui un terzo non sopravvive. Una malattia in forte crescita, dai sintomi difficili da riconoscere e, soprattutto, sempre più resistente alle attuali terapie antibiotiche. Il prossimo 13 settembre sarà la Giornata Mondiale della Sepsi: numerose associazioni a livello globale sono impegnate in campagne di sensibilizzazione, mentre in Italia si parla pochissimo di questo problema.
Biotest ha da poco avviato una ricerca in collaborazione con l’Università di Modena.
L’incidenza della sepsi è in forte crescita, basti pensare che un malato ricoverato per sepsi ha un rischio di morire 5 volte superiore rispetto a casi di ictus cerebrale e 10 volte superiore rispetto a casi di infarto del miocardio. Per questo sono sempre più importanti adeguati programmi di prevenzione e trattamento. La sepsi è infatti una delle malattie più comuni ma l’ultima ad essere riconosciuta, e spesso viene considerata una complicanza ineluttabile di altre malattie e non una sindrome a sé stante con relative problematiche diagnostiche e terapeutiche. Con una complicanza ulteriore: i batteri che causano la sepsi stanno diventando sempre più resistenti alle terapie antibiotiche.
Alcuni dati:
– Nella sola UE 90 casi di sepsi per 100.000 abitanti (contro i 58 casi ogni 100.000 abitanti per il tumore al seno): ad oggi la sepsi uccide più dei tumori al seno e all’intestino messi insieme
– I costi ospedalieri per sepsi nel mondo sono raddoppiati dal 1997 al 2008: 20 miliardi ogni anno solamente negli Stati Uniti
– Negli ultimi 10 anni la sepsi è cresciuta drasticamente nel mondo ad un tasso annuo dell’8-13%
– 6 milioni di casi nel mondo di sepsi neonatale
– Oltre 100.000 casi nel mondo di sepsi materna: la mortalità materna per sepsi è la seconda causa di decesso dopo l’emorragia
– Si stima che nel mondo si verifichi un decesso per sepsi ogni 1,75 secondi
– Anche nei paesi sviluppati, la sepsi resta la prima causa di morte da infezione: nonostante vaccini, antibiotici e terapie di emergenza, il tasso di mortalità resta tra il 30 e il 60%
I principali obiettivi del Global Sepsis Alliance:
– Fare il possibile per ridurre l’incidenza della sepsi nel mondo del 20% entro il 2020
– Aumentare il tasso di sopravvivenza in caso di sepsi grazie ad adeguati programmi di prevenzione e terapeutici
– Inserire lo screening per la sepsi tra i programmi di routine per i pazienti in fase acuta nei 2/3 delle strutture ospedaliere mondiali entro il 2020