Un presidente del consiglio giovane (anzi, il più giovane della storia della Repubblica) dà ampia precedenza alle riforme per i più giovani. Enrico Letta adesso lancia l’appello alle imprese, i fondi per assumere i più giovani ci sono, le imprese non hanno più scuse. E gli altri? Anche altre categorie sociali aspettano interventi in loro favore.
Se le statistiche dicono che gli under 29 sono la categoria più colpita dalla crisi in termini occupazionali, non si può tralasciare la categoria tra i 30 e i 35 anni, quelli che hanno chiuso il ciclo universitario e non riescono ancora a trovare posto nel mondo del lavoro in maniera stabile e soddisfacente, o peggio ancora hanno perso la loro occupazione. E poi c’è la categoria degli esodati e dei pensionati, fascia silenziosa loro malgrado della popolazione a in grandissima difficoltà. La riforma delle pensioni è indispensabile per il presente e per il futuro, perchè no va dimenticato che i giovani e in generale i lavoratori di oggi, pagano i contributi con la terribile paura che siano costi a vuoto, e che un domani non avranno indietro nulla, o comunque pochissimo.
In questo senso Letta non ha ancora dato segnali concreti, nonostante le proposte non manchino. Ma in agenda la questione viene dopo altre più urgenti. Sul tavolo della Commissione Lavoro alla Camera è presente la proposta Legge c.857 con firma dell’onorevole Cesare Damiano, già ministro del Lavoro nell’ultimo governo di centrosinistra.
La proposta Damiano all’art. 3 recita: “Sono fatte salve, se più favorevoli, le disposizioni in materia di accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti di cui al decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, nonché le disposizioni in materia di esclusione dai limiti anagrafici per i lavoratori che hanno maturato il requisito di anzianità contributiva di almeno quarantuno anni”.

E poi c’è la questione quota 96. Secondo alcuni nostri lettori “la quota 96 salvaguardata solo per il personale della scuola è incostituzionale e fa torto agli altri lavoratori q96 pubblico e privato che nel 2012 facevano q96 e si sono visti spostare la pensione di 4 e 6 anni”.
“Oggi c’è da sorridere” ha commentato il premier Letta. Dopo l’accordo raggiunto ieri sul bilancio Ue, oggi il vertice dei leader europei si è occupato di unione bancaria, dell’avvio dei negoziati per l’adesione della Serbia e di questioni commerciali. Accolta inoltre l’abrogazione della procedura per deficit nei confronti dell’Italia già decisa all’Ecofin. Dall’1/1/2014, infine, la Lettonia entrerà nell’euro.”Ora i Paesi euro devono fare ulteriori passi in avanti e è importante che su questo Merkel abbia preso impegni precisi” dice Letta.
Vorrei scrivere un commento in risposta a coloro che ritengono incostituzionale la quota 96 per i lavoratori della scuola. Questi signori che si lamentano dovrebbero tenere a mente che nella scuola, come più volte ribadito, anche da colleghi e politici, si può andare in pensione soltanto con decorrenza 1° settembre, e questo significa che se io raggiungo i requisiti ad esempio a novembre, devo restare in servizio fino al 31 Agosto dell’anno successivo perchè devo concludere l’anno scolastico. Poi bisogna tener conto del fatto che quando noi siamo entrati in ruolo nel contratto sottoscritto era prevista la pensione a 57 anni di erà e 35 di servizio; ora io se andassi in pensione al 1° settembre 2013, avrei 61 anni di età e 37 anni di servizio, quindi sono a quota 98, con uno slittamento di 4 anni rispetto a quanto previsto dal contratto firmato oltre 30 anni fa. Poi è scritto nelle norme che una delle peculiarità del mondo della scuola è quello di adottare la finestra unica al 1° settembre, con l’obbligo per tutti gli insegnanti di andare in pensione esclusivamente al 1° settembre. Quindi mi pare che coloro che ritengono incostituzionale questa norma si sbaglino, infatti sono previsti nel nostro sistema trattamenti diversi per lavori e lavoratori diversi; vorrei ricordare loro i lavoratori delle forze di polizia, i dipendenti Enel che hanno avuto trattamenti di favore per l’amianto dei luoghi di lavoro e ne potrei citare tanti altri.
io credo che dopo 40 anni di contributi avendo inziato ha lavorare prima dei 18 anni, uno debba andare in pensione, anche perche i lavori fatti sono stati pesanti, io ho quasi 61 anni ho lavorato all ilva per 17 anni oggi faccio il carpentiere in ferro con saldatrici mole ecc. sono stanco. e poi chi ha detto che la vita si é allungata? forse perche calcolano quelli che muoiono di vecchiaia? ma se inserite quelli che muoiono di tumori vedrete che l eta si abbassa!
Ma chi l’ha detto che bisogna fare lo stesso lavoro per sempre?
La Legge deve essere uguale per tutti.
A 30/40 anni ci deve essere la possibilità di riconvertirsi a lavori più leggeri, mentre a 40/50 ci deve essere l’obbligo.
Anch’io quando ho cominciato a lavorare era prevista l’anzianità a 35 anni.
Adesso me l’hanno allungata di 8 anni e mezzo.
La Legge dev’essere uguale per tutti. Anche militari, parlamentari, dipendenti del Quirinale, etc.