Cosentino è stato escluso dalle liste Pdl. E’ questa la notizia più rilevante delle ultime ore, a un mese dalle elezioni 2013 e in pieno fermento per i sondaggi politico elettorali che servono a capire chi guiderà il Paese tra poco più di trenta giorni.
Proprio a proposito di Cosentino, c’è stato un giallo durato ore sulle firme in Campania. Nitto Palma parla di ritardo causato da necessarie verifiche, mentre Alfano definisce la sua candidatura inopportuna. “Abbiamo scelto di non ricandidare Nicola Cosentino e crediamo di aver fatto la scelta giusta. Una scelta fondata sull’inopportunità da noi considerata grave di una sua ricandidatura”. “Questo non significa che abbiamo abbandonato la nostra fede nel principio di non colpevolezza fino a giudizio definitivo o la nostra idea che lui sia innocente”. Quanto alle voci sulle liste ‘scomparse’: “Le cose non stanno così, le liste sono regolarmente presso gli uffici giudiziari competenti”. Cosentino terrà una conferenza stampa oggi a Napoli.
Intanto riguardo i sondaggi politico elettorali, viene definito Un evento possibile ma tutt’altro che certo da Renato Mannheimer sul Corriere della Sera, la vittoria, e la conseguente conquista della maggioranza, del centrosinistra al Senato. Una partita a risiko che, secondo il sondaggista, si giocherà su cinque tavoli differenti: Lombardia, Sicilia, Campania, Puglia e Veneto.
Monti guarda più ingenerale alle necessità del Paese e spiega che i partiti in questo modo bloccano le riforme decisive. Sulle parole del Financial Times va giù duro: l’editorialista dà colpi all’Eurozona. “Non me l’aspettavo da Financial Times, ma da Munchau sì, un editorialista in polemica con la Merkel” e che vorrebbe “far saltare l’eurozona”. Così Monti replica a Munchau che lo ha definito “non adatto a governare l’Italia”. “Senza il nostro risanamento e la nostra azione di spinta per lo scudo anti-spread, la Bce avrebbe potuto fare ben poco”. Poi scrive al FT: “Quello che questo governo ha fatto per far calare l’inflazione” e per l’occupazione “è senza precedenti”. Sulle riforme incisive: “Con i partiti e i loro apparati possono essere avviate, ma non portate fino in fondo”. Sulla crescita: “E’ possibile” ma non con le “politiche degli ultimi 20 anni”.

Proprio il Financial Times spiega che Bersani sarebbe necessario per garantire il ricambio alla guida del Paese. Mario Monti e Pierluigi Bersani “devono sfruttare il voto del mese prossimo per portare avanti l’idea di un nuovo inizio”. Lo scrive il Financial Times in un nuovo editoriale apparso ieri sera sull’edizione on-line, dopo quello critico su Monti firmato da Wolfgang Munchau. “Ciò permetterà agli elettori di fare scelte reali sul futuro dell’Italia”, spiega il quotidiano londinese. FT sostiene poi che sia Monti che Bersani “hanno una credibilità personale”, ma che nessuno dei due ha finora disegnato “una visione economica convincente per il Paese”. Poi le critiche a Berlusconi, “il cavaliere comico che tanto ha promesso ma nulla ha dato”. Proprio Bersani spiega che in merito alla questione liste, con il Pdl ci sono distanze stellari. Ricordiamo che nei giorni scorsi Vendola su Twitter aveva parlato di puzza di camorra nell’ambiente Pdl.
Fini torna a parlare e assicura che dopo il voto non ci sarà alcun patto con il Pd. Ingroia invece annuncia di aver rifiutato alcune proposte giunte dal Pd e assicura che Bersani non ha ancora chiuso la porta in faccia a Monti.