Nessun logo speciale o effetto animato. Oggi Google decide di celebrare quello che da molti viene considerato il più grande autore italiano di tutti i tempi con un Doodle tanto semplice quanto efficace.
Luigi Pirandello con una maschera, un Doodle semplice per uno degli artisti più geniali e complessi della storia della letteratura. Oggi è l’anniversario della nascita di Luigi Pirandello, 28 giugno 1867. Nacque nella villa detta Caos vicino Girgenti, oggi Agrigento.
La sua famiglia era di tradizione garibaldina e antiborbonica, ed era proprietaria di alcune zolfare. Una volta terminati gli studi liceali a Palermo, Pirandello fa il suo ritorno nella sua Girgenti.
Qui comincia ad aiutare per un po’ il padre nella conduzione di una miniera di zolfo. Trova anche l’amore, fidanzandosi con una cugina con cui le cose però non vanno per il verso giusto.
Tempo dopo infatti romperà il fidanzamento.
Pirandello decide di proseguire gli studi e si iscrive prima all’università di Palermo, poi a quella di Lettere dell’università di Roma. Le cose non vanno per il verso giusto, perchè la sua personalità comincia a venire fuori prepotentemente e per via di un contrasto con il preside, il latinista Onorato Occioni,decide di abbandonare per proseguire gli studi all’università di Bonn, dove nel 1891 si laurea in Filologia romanza con una tesi dialettologica.
Ma la sua vena artistica è già venuta fuori: Pirandello scrive la poesia Mal giocondo (1889) e Pasqua di Gea (1891). Si tratta di una poesia che dedica a Jenny Schulz-Lander, di cui a Bonn si è innamorato.
Nel ’92 decide che è ora di tornare in Italia dove dà sfogo alla sua vena letteraria. Nella Capitale riesce a tirare avanti grazie al padre che non gli fa mai mancare un assegno mensile per vivere e continuare la sua produzione artistica.
Le cose qui vanno bene e inizia a frequentare anche l’ambiente letterario romano, dove ha anche l’opportunità di fare la conoscenza del conterraneo Luigi Capuana. E’ proprio lui a insistere affinchè continui con la narrativa.
Pirandello si fida e inizia a scrivere le prime novelle e il suo primo romanzo, uscito nel 1901 con il titolo L’esclusa. Ma la poesia resta una sua passione, e nel ’95 scrive le Elegie renane, nel 1901 Zampogna, e nel 1912 Fuori di chiave, la sua ultima raccolta poetica.
Torna anche l’amore, anche se non proprio quello vero, perchè nel 1894 sposa a Girgenti, con matrimonio combinato tra le famiglie, Maria Antonietta Portulano, figlia di un ricco socio del padre.
Dopo il matrimonio decide di tornare nella Capitale e qui vi si stabilisce definitivamente. Nonostante sia un matrimonio combinato, l’unione a Roma dà vita ai tre figli Stefano (1895), Rosalia (1897) e Fausto (1899).
Nel 1903 capita l’episodio dell’allagamento di una miniera di zolfo che causa alla famiglia Pirandello un grave dissesto economico: il padre Stefano perde insieme al proprio capitale anche la dote della nuora. Antonietta, già sofferente di nervi, cade in una gravissima crisi dalla quale non si riprenderà più. Pensa anche al suicidio, poi Pirandello assiste Antonietta e per arrotondare il magro stipendio universitario, impartisce lezioni private e aumenta la sua collaborazione con riviste e giornali.
Nel 1904 esce Il fu Mattia Pascal , pubblicato a puntate sulla «Nuova Antologia», ed è un grandissimo successo che resterà tra le più grandi opere di Pirandello.
Nel 1924 il quotidiano L’Impero pubblicò un telegramma inviato da Pirandello a Mussolini:
« Eccellenza, sento che questo è per me il momento più proprio di dichiarare una fede nutrita e servita sempre in silenzio. Se l’E.V. mi stima degno di entrare nel Partito Nazionale Fascista, pregierò come massimo onore tenermi il posto del più umile e obbediente gregario. Con devozione intera »
Nel saggio “L’umorismo” Pirandello fa una distinzione tra il comico e l’umorismo. Il primo, lo definisce “avvertimento del contrario” , e secondo Pirandello ha origine dal contrasto tra l’apparenza e la realtà. Ecco come lo descrive:
«Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di qual orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. “Avverto” che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa espressione comica. Il comico è appunto un “avvertimento del contrario”».
L’umorismo invece:
«Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente, s’inganna che, parata così, nascondendo le rughe e le canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico».
Nel 1934 riceve il premio Nobel per la letteratura. Poi si ammala di polmonite, mentre segue le riprese a Cinecittà di un film tratto da Il fu Mattia Pascal. Muore nella sua casa romana il
10 dicembre 1936.
Quando il 10 dicembre del 1936 morì, i figli trovarono mezzo foglietto di carta spiegazzato in cui Luigi Pirandello aveva scritto:
« I. Sia lasciata passare in silenzio la mia morte. Agli amici, ai nemici preghiera non che di parlarne sui giornali, ma di non farne pur cenno. Né annunzi né partecipazioni. II. Morto, non mi si vesta. Mi s’avvolga, nudo, in un lenzuolo. E niente fiori sul letto e nessun cero acceso. III. Carro d’infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m’accompagni, né parenti, né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. IV. Bruciatemi. E il mio corpo appena arso, sia lasciato disperdere; perché niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me. Ma se questo non si può fare sia l’urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti, dove nacqui ».
Pirandello pensava spesso alla morte: «Sia lasciata passare in silenzio la mia morte. Agli amici, ai nemici preghiera non che di parlarne sui giornali, ma di non farne pur cenno. Né annunzi né partecipazioni. Morto, non mi si vesta. Mi s’avvolga, nudo, in un lenzuolo. E niente fiori sul letto e nessun cero acceso. Carro d’infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m’accompagni, né parenti, né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. Bruciatemi. E il mio corpo appena arso, sia lasciato disperdere; perché niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me. Ma se questo non si può fare sia l’urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti, dove nacqui.»
Ecco alcune frasi celebri di Pirandello:
“E l’amore guardò il tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno. Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera, senza leggi da rispettare. Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva. Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito, il tempo moriva e lui restava”. 
“Monsignore, però, mentre voi vi ritenete fermo, aggrappato con tutte e due le mani alla vostra tonaca santa, di qua, dalle maniche, vi scivola, vi scivola, vi sguscia come un serpe qualche cosa, di cui non v’accorgete. Monsignore, la vita!”.
“Vorrei saper la musica per esprimere, senz’essere inteso da nessuno, neppure da Te, tutto questo tumulto di vita che mi gonfia l’anima e il cuore. Nessuno lo saprà mai, cara Marta, anche se il mio cuore ne dovesse scoppiare. Basta”.
«Io sono realmente come mi vede lei. — Ma ciò non toglie, cara signora mia, che io non sia anche realmente come mi vede suo marito, mia sorella, mia nipote e la signora qua — … Vi vedo affannati a cercar di sapere chi sono gli altri e le cose come sono, quasi che gli altri e le cose per se stessi fossero così o così».
“E l’amore guardò il tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno. Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera, senza leggi da rispettare. Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva. Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito, il tempo moriva e lui restava”.
Posso sapere da dove è tratto questo pezzo che viene citato nell’articolo?