Referendum caccia Piemonte: passa emendamento

Addio al referendum sulla caccia in Piemonte. Il tutto per via dell’approvazione avvenuta oggi stesso di un emendamento da parte del consiglio regionale del Piemonte. Un emendamento che di fatto cancella la consultazione popolare sulla caccia. Ricordiamo che i piemontesi si sarebbero dovuti recare alle urne in Piemonte per il 3 giugno.Referendum caccia Piemonte: passa emendamento

Inoltre la legge che nella volontà del comitato promotore doveva essere modificata con il voto è stata abrogata. L’emendamento è stato presentato dall’assessore Claudio Sacchetto, che ha la delega alla caccia. Soddisfazione da parte dell’esponente politico: “Una soluzione di buonsenso che pone fine a 25 anni di burocrazia e battaglie, un’alternativa valida per evitare di spendere oltre 20 milioni di euro di fondi pubblici (cifra necessaria per effettuare il referendum), somma che potrà essere dirottata sul settore sociale.

Questo pomeriggio il Consiglio Regionale ha votato a maggioranza un apposito emendamento presentato dall’Assessore Regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca, Claudio Sacchetto, documento che prevede l’abrogazione della Legge regionale 70/1996 e il conseguente decadimento della consulta referendaria”.


L’aspetto economico della vicenda è certamente uno dei più rilevanti per Sacchetto, ma non è l’unico sul quale viene posto l’accento: “Parliamo di un risparmio di oltre 20 milioni di euro in un periodo economicamente delicatissimo, risorse che potranno essere destinate al settore sociale. Ma è importante anche che dopo 16 anni dall’approvazione, la Legge Regionale 1996 non è più adeguata ai cambiamenti nel frattempo intercorsi: mutamento delle condizioni in cui si esercita la caccia, cambiamento della fauna, del territorio e delle attività condotte sullo stesso. È necessaria e indispensabile una legge nuova, moderna, che da un lato concepisca la caccia in tutte le sue sfumature (obiettivi, potenzialità, funzionalità per il territorio) e dall’altra allinei la normativa piemontese a quella delle Regioni confinanti, realtà ancora molto lontane dalla nostra. I cacciatori non devono in alcun modo essere additati quale pericolo da contenere, al contrario sono persone per bene, onesti cittadini che possono essere importante risorsa per il territorio svolgendo la loro preziosa attività nel solco delle norme previste dall’Unione Europea e dallo Stato”.