Oggi Google dedica il suo logo (doodle) ad Akira Yoshizawa, quello che può essere considerato il padre degli origami. Una tecnica giapponese e non solo che ha però appassionato e coinvolto milioni di appassionati in tutto il mondo.
Una tecnica semplice e complessa allo stesso tempo, in grado di stupire i più piccoli e affascinare i più grandi, in continua evoluzione. Ancora una volta il colosso di Mountain View decide di dedicare il suo logo a un personaggio il cui nome magari non è noto a tutti, ma che con la sua arte ha saputo contribuire al mondo che conosciamo oggi, arricchendolo con il suo genio e il suo talento.
Il logo di Google di oggi, che riproduce semplicemente la colorata scritta composta da lettere realizzate appunto con origami, festeggia il 101° anniversario della nascita di Akira Yoshizawa. Su quattro delle sei lettere del logo ci sono anche delle colorate farfalle, anch’esse realizzate con la tecnica dell’origami. Vediamo meglio chi è Akira Yoshizawa e cosa c’è dietro la tecnica degli origami.
Akira Yoshizawa è stato un grandissimo insegnante di origami giapponese. E’ ricordato come un artista capace di trasformare un’arte semplice in una grande forma di arte vivente. Secondo le proprie stime fino al 1989, aveva creato più di 50.000 modelli, di cui poche centinaia di disegni sono stati pubblicati nei suoi 18 libri.
Durante la sua carriera, Yoshizawa è diventato un ambasciatore culturale internazionale del Giappone. Nel 1983, l’imperatore Hirohito lo ha nominato all’Ordine del Sol Levante, uno dei più grandi onori che si possono ottenere come cittadino giapponese.
L’origami è l’arte di piegare la carta. IL nome deriva dal giapponese, ori piegare e kami carta. Ma ci sono origini della tradizione della piegatura della carta anche in Cina e in occidente.
Per quel che riguarda la tecnica usata oggi per realizzare gli origami, va detto che si impiegano pochi tipi di piegature che vanno poi a costituire infinite combinazioni di modi per creare modelli anche molto complessi.
L’origami solitamente prende origine da un foglio quadrato, i cui lati possono anche essere di colore diverso. Non si attuano tagli alla carta.
Invece l’origami in origine veniva realizzato con tecniche molto meno rigide e faceva uso di tagli. Non sempre le basi erano quadrate.
Dietro l’origami c’è una vera e propria filosofia: i principi shintoisti del ciclo vitale e dell’accettazione della morte come parte di un tutto.
La carta è una sorta di metafora della complessità e fragilità della vita, e diventa simbolo del tempio shintoista che viene ricostruito sempre uguale ogni vent’anni.
La filosofia è quella della morte e della ricreazione con successiva rinascita, per perpetrare il ciclo vitale nel rispetto delle tradizioni.
Yoshizawa si trasferisce a Tokyo all’età di tredici anni. Durante la seconda guerra mondiale ha lavorato come apprendista in una fonderia. Dal 1940 ha deciso di dedicarsi agli origami. Nel 1950, l’opera di Yoshizawa ha cominciato a mostrarsi al pubblico del Giappone: aveva fatto 12 figure di carta che rappresentavano ciascuno degli animali dello zodiaco orientale.
Questi sono stati pubblicati nella rivista Asahi-Graph. Nel 1954, ha pubblicato il suo primo libro “Origami Art” (Origami Geijutsu) e fonda la “The International Society Origami”, che conta attualmente oltre 1.500 soci. Nel 1955, viene realizzata la sua prima mostra delle sue opere nel Museo della Città di Amsterdam in Olanda.
Questa mostra è stata il ponte tra il Giappone e Paesi Bassi, e per Yoshizawa è stata l’occasione di farsi conoscere in Europa. Nel 1963, il suo libro “Origami Tanoshii” ha vinto il premio culturale “Mainichi Shuppan”. Nel 1992, all’Expo di Siviglia, Yoshizawa ha realizzato un’altra esposizione e ha offerto

seminari su origami. E nel marzo 1998, Yoshizawa è stato invitato ad esporre i suoi origami al Louvre.
Yoshizawa ha sperimentato molte tecniche, compreso il wet-folding.
In questa tecnica la carta viene inumidita prima di essere piegata, dando una migliore curva di flessione e una visione più scolpita.
Questo è stato considerato da molti un cambiamento di paradigma che ha permesso alla classe degli origami di diventare una forma d’arte.