Paura e spettacolo, ma nessun disagio per via dell’eruzione dell’Etna, la prima del 2012. Chi doveva volare da e per l’aeroporto di Fontanarossa non ha dunque dovuto cambiare programma, ed è un bene considerato il periodo dell’anno molto intenso per turisti e non solo.
Il rischio di non bloccare i voli è stato più che calcolato, se si considera che la decisione è stata presa in seguito al controllo delle strumentazioni e dei modelli previsionali dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.
In seguito a calcoli e analisi, è emerso che nonostante la colonna di cenere fosse alta fino a 5mila metri, non ci sarebbero stati pericoli per il normale svolgimento delle operazioni di volo. Calcoli che sono stati fatti non tenendo conto dei modelli internazionali, che al contrario avrebbero suggerito lo stop.
Mauro Coltelli, responsabile del settore Vulcanologia e Geochimica spiega appunto che utilizzando i dati internazionali dei Vac questo non sarebbe successo perché le aree che indicano quei quadrati neri indicano le zone dove non si può volare. In questo caso l’aeroporto di Fontanarossa sarebbe restato chiuso fino alla fine della giornata”.
L’Ingv si reggeva grazie al Ministero dell’istruzione e all’Enac. I fondi non ci sono più dopo lo stop dell’ottobre 2011. Coltelli spera
cambi qualcosa al più presto: “Noi chiediamo che l’Enac trovi il modo di recuperare questi fondi, tasse che vengono pagate e quindi non c’è nulla da aggiungere, per finanziare anche queste attività. Questi fondi che dovrebbe darci l’Enac servono per fare continuare giovani ricercatori, in questa attività che è di interesse sociale e strategica per l’aeroporto di Catania”.