Aspirina, può aiutare davvero a prevenire il tumore al colon-retto? Cosa dice la scienza

L’aspirina resta un farmaco molto usato contro dolore e febbre, ma sul possibile effetto protettivo contro il tumore del colon-retto le evidenze richiedono prudenza.

Un farmaco comune, ma non privo di rischi

L’aspirina è da tempo uno dei medicinali più utilizzati per alleviare dolore, infiammazione e febbre. A basse dosi viene impiegata anche in alcuni casi per la prevenzione cardiovascolare, ma il suo uso quotidiano non è adatto a tutti, perché aumenta il rischio di sanguinamenti, ulcere e complicanze gastrointestinali.

Negli ultimi anni l’attenzione si è spostata anche su un altro possibile effetto: la riduzione del rischio di tumore del colon-retto. L’ipotesi nasce da studi che collegano l’uso regolare di aspirina a una minore incidenza di questa neoplasia, probabilmente per l’azione antinfiammatoria del farmaco.

Tumore del colon-retto, benefici possibili ma quadro non definitivo

Le evidenze disponibili non portano però a una conclusione semplice. Il National Cancer Institute segnala che la bassa dose di aspirina potrebbe ridurre il rischio di tumore del colon-retto, ma il beneficio non è uguale per tutti e viene ancora studiato.

Anche il quadro più aggiornato resta prudente. Il PDQ del NCI, aggiornato nel 2025, indica che le prove non sono sufficienti per affermare in modo netto che gli antinfiammatori non steroidei riducano il rischio di tumore colorettale nella popolazione generale.

Non va presa da soli per “prevenzione”

Sul fronte cardiovascolare, le raccomandazioni ufficiali sono oggi più restrittive rispetto al passato. La task force preventiva statunitense afferma che tra i 40 e i 59 anni l’eventuale uso di aspirina a basso dosaggio per la prevenzione primaria va deciso caso per caso, mentre dai 60 anni in su non è raccomandato iniziarla per la prevenzione primaria cardiovascolare.

Per questo l’aspirina non va considerata una protezione universale né contro l’infarto né contro il tumore del colon-retto. L’uso preventivo deve essere valutato dal medico, tenendo conto di età, rischio cardiovascolare, rischio di sanguinamento e storia clinica personale. (