Oltre al “runner’s high”, l’attività fisica agisce su un meccanismo biochimico legato a depressione, Alzheimer e infiammazione cerebrale.
Il “runner’s high” e i suoi limiti
La sensazione di benessere che segue una corsa o un allenamento, spesso definita runner’s high, è da tempo associata alla produzione di endorfine. Queste sostanze, insieme agli endocannabinoidi, contribuiscono a migliorare l’umore e a generare una percezione di piacere.
Tuttavia, questa spiegazione non è sufficiente a descrivere tutti gli effetti positivi dell’attività fisica sul cervello.
Il ruolo del triptofano
Secondo la ricercatrice Meghan McCue della McMaster University, esiste un meccanismo più complesso che coinvolge il triptofano, un amminoacido essenziale che l’organismo non è in grado di produrre autonomamente.
Il triptofano è fondamentale perché partecipa a un percorso biochimico collegato alla regolazione dell’umore e ai processi infiammatori del cervello. L’esercizio fisico può influenzare questo sistema, contribuendo a ridurre i segnali legati a infiammazione e disturbi neurologici.
Impatti su depressione e salute neurologica
Questo meccanismo è stato collegato a condizioni come la depressione e la malattia di Alzheimer, suggerendo che l’attività fisica possa avere effetti protettivi anche sul lungo periodo.
L’esercizio, quindi, non migliora solo l’umore nell’immediato, ma agisce su processi più profondi che coinvolgono il cervello, contribuendo al benessere mentale e alla prevenzione di alcune patologie.
