Caffè e colesterolo, il rischio dipende dal metodo di preparazione

Il caffè resta un piacere quotidiano, ma il modo in cui lo prepariamo può influenzare i livelli di colesterolo e la salute cardiovascolare.

Le sostanze che incidono sul colesterolo

Uno studio pubblicato nel 2025 su Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases ha analizzato la presenza di due composti naturali del caffè, il cafestolo e il kahweolo, in diverse modalità di preparazione. Queste sostanze, appartenenti alla famiglia dei diterpeni, possono interferire con il metabolismo lipidico, aumentando i livelli di colesterolo LDL nel sangue.

Il problema riguarda in particolare le bevande ottenute senza filtraggio: anche poche tazzine al giorno possono avere un impatto significativo nei soggetti con valori già al limite o con una predisposizione familiare alle malattie cardiovascolari.

Espresso, moka o filtro: le differenze

Il contenuto di diterpeni varia sensibilmente a seconda del metodo di estrazione:

  • Espresso e moka: presentano quantità elevate di cafestolo e kahweolo, poiché non prevedono un sistema di filtrazione.
  • French press o caffè bollito: risultano i più ricchi di queste sostanze.
  • Caffè filtro con carta (americano o pour-over): quasi completamente privo di diterpeni, è la scelta più sicura per chi deve controllare il profilo lipidico.

Il consumo quotidiano di espresso al bar o da macchine automatiche, soprattutto in ufficio, può quindi portare ad assumere più diterpeni del previsto, anche senza zucchero o latte.

Come ridurre il rischio senza rinunciare al caffè

Gli esperti precisano che non è necessario eliminare il caffè dalla dieta, ma adottare qualche accorgimento: preferire i metodi a filtro con carta, limitare l’uso della moka e ridurre il numero di espressi al giorno. In questo modo è possibile continuare a godere del rito quotidiano senza effetti indesiderati sulla salute cardiovascolare.