Alcol, cosa sapere tra rischi e consumo consapevole

L’alcol apporta solo calorie “vuote” e non esiste una quantità sicura per la salute: il rischio cresce con l’aumentare delle dosi assunte.

Cos’è l’alcol e perché fa male

Si definiscono alcoliche tutte le bevande che contengono etanolo in quantità pari o superiore all’1,2%. Rientrano in questa categoria vino, birra, liquori e distillati. Pur fornendo circa 7 calorie per grammo, l’alcol non svolge alcuna funzione utile per l’organismo: le calorie introdotte vengono considerate “vuote”, in quanto prive di valore nutrizionale. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato l’alcol nel gruppo delle sostanze sicuramente cancerogene, motivo per cui non esiste una dose raccomandabile ritenuta sicura.

Le unità alcoliche e i limiti indicati dall’Oms

Per valutare il consumo, in Italia si utilizza l’unità alcolica (U.A.), pari a 12 grammi di alcol. Questa quantità corrisponde a un bicchiere di vino da 125 ml, una lattina di birra da 330 ml o un bicchierino di superalcolico da 40 ml. L’Organizzazione mondiale della sanità indica la regola del 2-1-0 per rimanere entro la fascia a basso rischio: massimo due unità al giorno per gli uomini adulti, una per le donne e nessun consumo al di sotto dei 18 anni.

Le false credenze più diffuse

Intorno all’alcol circolano convinzioni errate: viene spesso considerato un alimento da integrare nella dieta mediterranea o un aiuto per la digestione, ma la ricerca dimostra il contrario. L’impatto sulla salute è significativo e riguarda diversi organi, dal fegato al cervello. Per questo motivo il messaggio delle istituzioni sanitarie è chiaro: meno se ne consuma, meglio è. L’utilizzo della regola del 2-1-0 e il calcolo delle unità alcoliche restano strumenti utili per un consumo più consapevole.