Un nuovo approccio sperimentale potrebbe rendere il tumore del colon-retto metastatico sensibile all’immunoterapia, con risultati promettenti nei primi pazienti.
Incidenza elevata, ma diagnosi sempre più precoce
Il tumore al colon-retto continua a rappresentare una delle principali sfide oncologiche a livello globale. Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), si tratta del terzo tumore più diagnosticato al mondo, con un’incidenza pari al 10% del totale dei casi, subito dopo il cancro del seno e del polmone.
In Italia, le stime parlano di oltre 43.700 nuovi casi all’anno, di cui circa 20.280 nelle donne e 23.420 negli uomini. La buona notizia è che, nei Paesi con sistemi sanitari avanzati, la diagnosi avviene in fase sempre più precoce, migliorando le prospettive terapeutiche. E proprio da uno studio condotto da un team di ricerca tutto italiano arriva ora una possibile svolta, anche per i casi più complessi.
Una combinazione farmacologica che “accende” il tumore
La nuova frontiera terapeutica arriva da uno studio coordinato dal professor Alberto Bardelli (IFOM e Università di Torino), con la collaborazione di ricercatori dell’Università di Milano e di centri oncologici internazionali come il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York. I risultati, pubblicati sulla rivista Cancer Cell, illustrano una strategia che punta a rendere visibili al sistema immunitario anche i tumori metastatici, finora resistenti all’immunoterapia.
Il problema principale, in questi casi, è che le cellule tumorali non esprimono abbastanza antigeni da innescare una risposta difensiva efficace. La soluzione individuata dal team consiste in una combinazione di temozolomide e cisplatino. Questi due chemioterapici, agendo insieme, forzano le cellule tumorali a rinunciare temporaneamente alla capacità di riparare il DNA, accumulando un alto numero di mutazioni. Questo genera nuove proteine che il sistema immunitario riesce finalmente a riconoscere come minacce.
Dallo studio preclinico ai primi test sui pazienti
Il trattamento non solo espone le cellule tumorali, ma modifica anche l’ambiente che le circonda, favorendo l’azione del sistema immunitario. La ricerca, sostenuta da Fondazione AIRC e dall’European Research Council tramite il progetto TARGET, è già passata alla fase sperimentale su pazienti.
In collaborazione con il team guidato da Luis Diaz a New York, sono stati trattati 18 pazienti con questa nuova combinazione. I risultati iniziali mostrano un aumento significativo delle mutazioni tumorali nel sangue, segno che il meccanismo sta funzionando e che l’immunoterapia potrebbe finalmente diventare efficace anche per questi casi.
“Invece di contrastare i meccanismi di resistenza del tumore, li usiamo a nostro vantaggio”, spiega Bardelli, che definisce la scoperta una svolta strategica. L’obiettivo futuro sarà ora quello di perfezionare la tecnica, individuare nuove combinazioni di farmaci e rendere questa trasformazione da tumore “freddo” a “caldo” stabile e sicura.