Scienza

Muove il braccio grazie a un chip: è paralizzato da 11 anni

Muove il braccio grazie a un chip

Un uomo di 32 anni paralizzato da anni riesce a muovere il braccio grazie ad un chip. Nuove frontiere per la cura delle paralisi grazie a una tecnologia che potrebbe restituire molto a chi per incidenti o malattie ha perso l’uso di parti del corpo. Tutto merito di un team di ricercatori del California Institute of Technology, Caltech e Rancho Los Amigos National Rehabilitation Center negli Stati Uniti che sono riusciti con successo a impiantare il chip su un ragazzo tetraplegico dall’età di 21 anni, Erik Soto.

Il ragazzo, ferito in seguito ad una sparatoria (da quel momento, per una lesione alla spina dorsale, è immobilizzato dal collo in giù), è riuscito a muovere un braccio bionico grazie al solo pensiero. I ricercatori americani sono riusciti nel miracoloso intervento impiantando alcuni microelettrodi nella zona del cervello deputata al movimento, vale a dire la corteccia parietale posteriore. Sorprende non solo che il ragazzo sia riuscito a muovere l’arto, ma anche che lo abbia fatto con imprevista fluidità di movimento, come fosse naturale.

Il neurochirurgo Charles Liu: “Grazie a questa tecnica possiamo creare un’interfaccia tra il cervello e la macchina. E questa soluzione apre tutta una serie di nuove opportunità”.

Siamo davanti a una svolta nel campo della medicina applicata alle paralisi? Secondo i ricercatori che hanno preso parte all’esperimento sì, e potrebbe davvero essere una prospettiva miracolosa per quanti sono paralizzati, una delle condizioni peggiori che l’essere umano possa sperimentare. Erik riesce a controllare il braccio meccanico attraverso due microchip di silicio che ricevono i suoi impulsi cerebrali e li trasferiscono a un computer esterno. Decifrate tramite un algoritmo, le intenzioni di Erik vengono poi trasmesse all’arto bionico. Erik Sorto è riuscito persino a portare alla bocca una bottiglia con una cannuccia. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science; l’uomo ha anche girato un video per mostrare l’incredibile invenzione dei ricercatori del California Institute of Technology.

La diversità fondamentale dei suoi chip è data dalla loro collocazione: essi non sono posizionati, come di solito avviene, nella zona del cervello che controlla direttamente i movimenti, ma nella corteccia parietale posteriore. Questa regione ha un ruolo fondamentale nel pianificare i nostri gesti prima che essi vengano effettivamente compiuti. I problemi da risolvere però sono ancora tanti considerato che, ad esempio, i chip sono collegati direttamente all’esterno tramite dei fili, e questo aumenta il rischio di infezioni. Richard Andersen, uno degli autori dello studio, ha commentato: «Quando si sposta un braccio non si pensa a quali muscoli si devono attivare. Al contrario si pensa all’obiettivo del movimento».