Acido Folico: in gravidanza e non solo

Secondo una ricerca GfK Eurisko il 77% delle donne italiane non pianifica la gravidanza esponendo il nascituro a rischi di malformazioni e solo il 3% sostiene che utilizzerà l’acido folico come forma di prevenzione.

Estendere la “finestra terapeutica” facendo assumere l’acido folico a tutte le donne in età fertile che iniziano ad essere sessualmente attive.

Dai risultati della ricerca condotta dall’istituto GfK Eurisko sulla popolazione femminile Italiana emerge che il 77% delle donne italiane, che ha intenzione di avere un figlio, non pianifica la gravidanza e tra chi dichiara che farà prevenzione solo il 3% utilizzerà l’acido folico. Bambini nati prematuri: cosa può fare oggi la medicina


La ricerca, commissionata da Effik e Italfarmaco, è una nuova conferma del dato epidemiologico consolidato relativo alla necessità di una corretta prevenzione delle malformazioni neurologiche nei nascituri, da effettuarsi con l’assunzione dell’acido folico nel giusto dosaggio, come da linee guida e raccomandazioni, ovvero 400mcg per donna in tutta l’età fertile. A conferma di ciò anche l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), comprendendo l’importanza della prevenzione delle malformazioni neurologiche, ha inserito l’acido folico a 400mcg, nell’elenco dei farmaci a rimborsabilità totale (classe A).


Secondo Maria Pia Pisoni, rappresentante dell’ASBIN (Associazione Spina Bifida e Idrocefalo Niguarda) e specialista in Ostetricia e Ginecologia con Alta Specialità nelle patologie dei difetti del tubo neurale materno-fetale presso l’Ospedale Niguarda Ca’Granda: “Basterebbe assumere l’acido folico a 400mcg, tra l’altro farmaco di fascia A, per un periodo più lungo rispetto ai soli mesi iniziali della gravidanza, per contrastare i difetti del tubo neurale nei nascituri: una soluzione possibile potrebbe essere quella di incentivare l’assunzione di tale vitamina nel periodo in cui la donna inizia ad essere sessualmente attiva, senza utilizzare una contraccezione sicura, e promuovere campagne informative anche nei corsi di educazione sessuale delle scuole”.

Continua Pisoni: “Se si pensa all’impatto sociale e al conseguente impegno nella gestione di un bambino nato con una malformazione neurologica come la Spina Bifida in termini di assistenza, di qualità della vita e del caregiver (strutture, tempi, costi) diventa fondamentale riscrivere la storia della prevenzione”.