Tra quota 96, esodati e pensionati ‘standard’ cresce l’attesa per le decisioni del Governo Letta che ha promesso, al ritorno dalla vacanze, interventi significativi sul fronte previdenziale che ‘aggiustino’ i problemi creati dalla necessaria ma dolorosa riforma Fornero. La più discussa è la proposta dell’ex ministro del lavoro Cesare Damiano, esponente del PD che vorrebbe modificare la legge Fornero in quegli aspetti che sembrano essere risultati più fallimentari. La proposta Damiano si basa in particolar modo sulla possibilità per il lavoratore di accedere a una uscita anticipata rispetto al limite attualmente in vigore sino ad un massimo di 4 anni con una decurtazione pari al 2% sull’assegno inps per ogni anno lavorato in meno.
Mail governo deve fare i conti con le disponibilità nelle casse, e la copertura finanziaria in questo momento sembra quantomai improbabile: “Con l’intervento sull’Imu ora il fisco è meno equo”. E’ la bocciatura netta dell’ex premier e leader di Scelta civica Mario Monti, in un’intervista a La Stampa. Per Monti in base ai piani del Tesoro il sistema fiscale esce “meno progressivo. Del resto tra i Paesi che tassano” gli immobili, “ve ne sono soltanto quattro che esentano la prima casa: Congo, Mongolia, Niger e Yemen”.
La proposta di Damiano è quella di consentire a chi è in età di pensione di anticipare o posticipare l’abbandono al posto di lavoro con malus e bonus. Si vorrebbe tagliare dell’8% l’assegno di chi lascia a 62 anni, del 6% quello di chi lavora fino a 63 anni, del 4% il conto di chi va in pensione a 64 e così via, fino alla neutralità di chi invece va in pensione all’età naturale di 66 anni. Al contrario chi lavora fino a 67 anni (più, come sempre, i mesi aggiuntivi dettati dall’adeguamento automatico) potrebbe avere un bonus del 2%, che sale al 4% per chi rimane al lavoro fino a 68 anni e così via fino all’8% per chi va in pensione a 70 anni.
In molti ritengono che la proposta Damiano sia corretta. Dopo 40 anni di lavoro molti ritengono giusto che una persona possa decidere di abbandonare. Con un’età di 57/58 anni molti non riuscirebbero mai a percepire la pensione in proporzione a quanto a versato. Poi largo ai giovani. Non sono pochi quanti ritengono che sia solo questa la possibile via di uscita.