L’attesa degli italiani, dopo le buone innegabili iniziative del governo Letta per smuovere il mercato del lavoro a favore di nuove assunzioni giovanili, è tutta per la tanto agognata riforma pensioni, che corregga quanto fatto dalla Fornero per dare soluzioni a chi affronta il problema in questi anni e per chi vede la fine del lavoro come un miraggio.
Prima dell’estate, intesa come ferie d’agosto, difficilmente si smuoverà qualcosa, ma la sensazione è che al rientro dalle vacanze gli italiani troveranno una riforma che preveda pensionamenti flessibili fino a 70 anni. Ma si parla anche di una possibile estensione della platea degli esodati.
Il sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali Carlo Dell’Aringa: «Il Governo si impegnerà a trovare nuove strade» dopo la bocciatura costituzionale del contributo di solidarietà sulle pensioni più alte, per soddisfare «le esigenze di creare più uguaglianza nel Paese» anche «cercando di intervenire nel campo, sia pur limitato, delle pensioni».
Lo scopo del governo sarebbe introdurre nel mondo del lavoro (dal punto di vista pensionistico) una maggiore flessibilità in uscita con l’eliminazione del requisito di 66 anni per la pensione di vecchiaia. Lo scopo sarebbe consentire il pensionamento volontario per tutti a 62 anni, con almeno 35 anni di contributi maturati. Inevitabile sarebbe l’introduzione di una grossa penalizzazione, che però nelle intenzioni della riforma si ridurrebbe un po’ alla volta uscendo a 63, 64 e 65 anni.
Il ministro del Lavoro, Enrico Giovanni, spiega le linee guida del governo: «Il punto di partenza sono le proposte di legge presentate in Parlamento». Ricordiamo infatti che esiste già il disegno di legge Damiano-Baretta secondo cui sarebbe necessario un meccanismo flessibile di uscite con penalizzazioni per i pensionamenti tra i 62 e i 65 anni e mini-bonus per quelli tra i 67 anni e i 70.
Dopo l’estate si parlerà anche della tanto controversa “staffetta generazionale” che era entrata dalla porta ma che è ben presto uscita dalla finestra del pacchetto occupazione a causa dei costi dell’intervento.
Nelle ultime ore si è parlato anche di un prelievo alternativo sulle pensioni più alte. Attenzione: erroneamente si è parlato di pensioni d’oro, locuzione che potrebbe essere fuorviante, perchè nelle intenzioni del governo ci sarebbe la volontà di un prelievo anche per pensioni non altissime ma comunque che assicurano un ottimo tenore di vita.
Ricordiamo che si tratta di misure rese necessarie dallo stop al contributo di solidarietà deciso dalla Corte costituzionale alcuni giorni fa. Giovannini parla di un intervento sull’indicizzazione, sulla falsa riga di quanto già tentato tempo fa.
Si è parlato anche di un taglio consistente sulle indicizzazioni delle pensioni più alte in alternativa al contributo di solidarietà. Baretta non si sbilancia: «Prima occorre capire che frutti può dare la nuova spending review. Successivamente, e solo in caso di necessità, si può pensare a queste misure ma esclusivamente in via temporanea».
Sugli esodati lo scopo è tenere il numero basso, intervenendo sui casi più urgenti utilizzando il fondo previsto dall’ultima legge di stabilità approvata dal Parlamento (legge 228/2012), anche se non si tratta certo di un pozzo senza fondo.

E gli esodandi? Quelli che hanno paura di finire nel limbo dei senza lavoro e senza pensione per l’innalzamento dei requisiti scattato con la riforma Fornero sperano il governo trovi un nuovo meccanismo di pensionamento flessibile per andare in pensione a 62 anni, anche se con maxi-penalizzazioni. Ma è chiaro che l’auspicio principale quello di ricorrere a una riforma degli ammortizzatori.
Il governo pensa anche a una super-aliquota sopra una certa fascia di reddito oppure un ampliamento del prelievo del 3% oggi in vigore per i redditi sopra i 300mila euro.