Sindrome di stanchezza cronica: cure e sintomi

“Si può calcolare che in Italia vi siano circa 300.000 casi di CFS, che colpisce soprattutto i giovani e lascia spesso per molti anni una situazione così grave dal punto di vista fisico che impedisce a tutti coloro che ne sono affetti di continuare a lavorare o a studiare” – afferma il Prof. Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di Oncologia medica dell’istituto Tumori di Aviano ed esperto della CFS.

“Un caso di Sindrome da Stanchezza Cronica è definito dalla presenza delle seguenti condizioni: fatica cronica persistente per almeno sei mesi non alleviata dal riposo, che si esacerba con piccoli sforzi e che provoca una riduzione dei livelli precedenti delle attività occupazionali, sociali o personali. Devono inoltre essere presenti quattro o più dei seguenti sintomi, almeno per sei mesi: severi disturbi della memoria e della concentrazione, faringite, dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari, dolori muscolari e delle articolazioni senza infiammazione o rigonfiamento delle stesse, cefalea di un tipo diverso da quella eventualmente presente in passato, un sonno non ristoratore, debolezza post esercizio fisico che perdura per almeno 24 ore. La complessità della CFS e l’esistenza di diversi ostacoli alla sua comprensione rendono necessario un approccio integrato per lo studio di questa patologia e di patologie similari. Il concetto di stanchezza è di per sé non chiaro, e sviluppare una definizione operativa di stanchezza è sempre stato un problema. Molti pazienti definiscono semplicemente questa patologia come una specie di influenza cronica che perdura da anni.
Sindrome di stanchezza cronica: cure e sintomi
Nel 2010 sono stati pubblicati sui Proceedings of the National Academy of Sciences i risultati di uno studio molto atteso che confermerebbero la presenza di alcuni virus del gruppo Virus Murine Leucemia Retrovirus (MLV) nel sangue di pazienti con CFS anche se questo studio necessita di ulteriori conferme. Dalla ricerca sono arrivati però anche dati certi: la correlazione tra anomalie dei geni e Sindrome da Fatica Cronica. E’ infatti stata riscontrata una attivazione anomala in 35 geni di pazienti con CFS rispetto ai controlli sani che sembra essere la causa di modifiche delle funzioni mitocondriali, della produzione di energia e sull’attività del sistema immunitario responsabili dell’astenia profonda e dell’affaticabilità tipiche della patologia. Risultati confermati dai Centers for Diseases Control di Atlanta”. “All’Istituto Nazionale Tumori di Aviano – prosegue Tirelli – abbiamo compiuto una serie di studi, tra i quali la valutazione delle alterazioni immunologiche nei pazienti con CFS, la valutazione delle alterazioni cerebrali con una sofisticata metodologia di diagnosi radiologica, la PET, l’eventuale rapporto della CFS con i tumori maligni, lo studio di nuovi farmaci, in particolare immunoglobuline ad alte dosi, magnesio, acetilcarnitina, antivirali come amantadina e acyclovir ed immunomodulatori come timopentina. In un futuro non molto lontano speriamo di poter identificare un sottogruppo di pazienti con CFS nei quali queste anomalie geniche potrebbero portare all’identificazione di proteine prodotte in maniera anomala e quantificabili nel sangue con le quali si potrebbe arrivare ad un test diagnostico e ad una terapia mirata.

Purtroppo per ora non vi è alcun farmaco in grado di guarire definitivamente la malattia, anche se spesso i pazienti possono trarre dei benefici da interventi farmacologici (antivirali, corticosteroidei, immunomodulatori, integratori, ecc.) e da modifiche dello stile di vita, portando anche qualcuno alla guarigione e un discreto altro numero a miglioramenti significativi della sintomatologia. Va infine ricordato che molti pazienti hanno difficoltà a veder riconosciuta la CFS anche dal punto di vista di inabilità al lavoro. L’Istituto Nazionale delle Allergie e delle Malattie Infettive dei National Institutes of Health statunitensi ha prodotto un volume dal titolo “Chronic Fatigue Syndrome.

Informazione per i medici”. L’autorevolezza della fonte ed il volume prodotto dal Ministero della Salute dovrebbero fugare dubbi, se ancora ve ne fossero, sulla esistenza della sindrome. In Italia la Sindrome da Stanchezza Cronica è stata inserita nell’edizione della “Clinical Evidence” – edizione italiana, una pubblicazione scientifica importante per il nostro sistema sanitario nazionale, eseguita su incarico del Ministero della Sanità che ha lo scopo di approfondire le conoscenze sulla reale efficacia degli interventi medici nelle malattie riconosciute. La realizzazione di questo volume infatti, è stata possibile grazie ad un’accurata analisi e ad una valutazione critica di informazioni selezionate derivanti da studi clinici controllati condotti e pubblicati in tutto il mondo”.