La mortalità infantile viene ormai considerata come una piaga relegata a epoche passate, debellata dai progressi della scienza e dal miglioramento delle nostre condizioni di vita. Eppure, ogni giorno i medici dei nostri ospedali devono affrontare un’emergenza troppo spesso dimenticata: quella delle nascite premature.
Alla vigilia della Giornata mondiale del bambino pretermine, che si tiene il 17 novembre di ogni anno, un convegno organizzato dalla SIN (Società Italiana Neonatologia Sez. Piemonte e Valle d’Aosta) cerca di dare risposte a un problema che ogni anno colpisce più di 45mila bambini. Venerdì 16 novembre, presso il salone multimediale della Regione Piemonte di corso Regina Margherita 174, istituzioni, medici ed esperti si sono confrontati sul tema del percorso di nascita del neonato prematuro in Piemonte e in Valle d’Aosta.
“Complessivamente – spiega Claudio Fabris, professore di Neonatologia dell’Università di Torino e presidente dell’associazione Piccoli Passi che, da ormai 15 anni, si occupa dei bambini prematuri – le nascite prima della 37esima settimana rappresentano il 6,9% del totale, pari a circa 40mila l’anno in tutta Italia. Quelle antecedenti alla 32esima settimana sono invece l’1%, circa 5.500 su 550mila nati complessivi. In Piemonte sono rispettivamente 2.700 e circa 400.
Un problema enorme e quotidiano ma che spesso ignoriamo fino a quando non siamo costretti ad affrontarlo. Perché un bambino nato prematuro è un bambino che va incontro a un rischio di mortalità più alto: il tasso medio nazionale è del 15%, in Piemonte del 10%. Ma se guardiamo le percentuali di tutte le mortalità in età neonatale, quella compresa tra il primo e il 28esimo giorno di vita, l’incidenza dei casi dei bambini prematuri sale addirittura al 90%. Eppure anche una sola settimana è importante: una nascita tra la 23esima e la 24esima settimana si traduce infatti in una mortalità del 50%.. Questo tasso scende al 7% se si raggiunge la 28esima settimana. Senza dimenticare l’esponenziale miglioramento della qualità della vita del nascituro”.
Dopo il saluto delle istituzioni, dell’assessore alla Sanità della Regione Piemonte Paolo Monferino e di quello della Regione Valle d’Aosta Albert Lanièce, oltre che del direttore dell’Aress Piemonte Claudio Zanon, i principali esperti regionali del settore si sono confrontati per capire come la Sanità può venire incontro alle necessità del bambino nato prematuro e della sua mamma, per affrontare un’emergenza che a dispetto di quella che può essere l’opinione comune è in continuo aumento.
“E questo – aggiunge il professor Fabris – per tre ordini di motivi: la migliore assistenza ostetrica, l’aumento dell’età biologica delle donne al primo parto, salita in media a 32 anni e mezzo, la diffusione della procreazione assistita che aumenta la possibilità di gravidanze bigemine o trigemine. Non dimentichiamo, infatti, che un bambino nato prematuro necessita di cure e assistenza prima, durante e dopo il parto, e dovrà essere seguito fino all’età scolare”.
Da qui la necessità di razionalizzare al meglio il sistema sanitario piemontese per garantire la migliore assistenza tanto al bambino quanto alla sua famiglia.

“La prima necessità – esordisce Antonio Marra, direttore della struttura complessa di Pediatria e Terapia intensiva dell’ospedale Santa Croce di Moncalieri, nonché presidente della Società italiana di Neonatologia del Piemonte e della Valle d’Aosta – è quella di garantire al bambino un luogo nel quale sia accolto al meglio. Da qui la centralizzazione di tutte la gravidanze a rischio in strutture in grado di offrire un servizio di terapia intensiva, il che abbatterebbe anche il rischio di trasferimento post-parto del bambino nato prematuro. Ma lo stesso deve valere anche per i neonati sani, che devono poter ricevere una guardia pediatrica continua. Ci rendiamo conto che i pediatri sono pochi, come sappiamo anche che questo è un periodo di ristrettezze economiche per la Sanità pubblica. Eppure noi pretendiamo giustamente sicurezza per i bambini: e l’unico modo per ottenerla è una razionalizzazione dei punti nascita”.
Una standardizzazione dei servizi che porterebbe indubbi benefici anche alla possibilità di sopravvivenza del bambino nato prematuro.
“Un neonato venuto anzitempo alla luce – continua il dottor Marra – ha bisogno di grande assistenza. Di fronte a una situazione del genere dobbiamo quindi mettere in campo una multi professionalità che va oltre alla figura del neonatologo. L’ospedale deve garantire la presenza di un cardiologo, di un radiologo, di un laboratorio di analisi. Per questo dobbiamo centralizzare i ricoveri, prima che la mamma metta alla luce il suo bambino. E allo stesso modo dobbiamo assistere le famiglie. Spesso la madre di un bambino prematuro convive con profondi sensi di colpa. Per questo motivo è nostro dovere non abbandonarla, mettendo in campo un’assistenza attenta ai bisogni della mamma e del bambino, che vada oltre il parto”.