Niels Bohr: logo Google per lo scienziato, il calciatore e l’umorista

Torna il logo Google e questa volta è dedicato al mondo della scienza. Oggi 7 ottobre 2012 il colosso di Mountain View dedica un logo che ha come protagonista l’atomo e uno degli scienziati che maggiormente hanno contribuito al suo studio e approfondimento.

Il Doodle di oggi è infatti dedicato al fisico, matematico, teorico delle scienze, Niels Bohr, una delle menti che ha fornito uno dei principali contributi allo studio della fisica quantistica e alla definizione delle componenti dell’atomo.


Google decide di ricordarlo oggi che si celebra il 127esimo anniversario dalla nascita. Come spesso accade Google alterna personaggi il cui nome salta subito alla mente dei più (Oscar Wilde, Fellini, Freddie Mercury) con personaggi la cui importanza è stata altrettanto straordinaria per lo sviluppo del mondo come lo conosciamo oggi ma che magari sono meno noti alla gran parte delle persone.

E con il logo Google si dà alla loro memoria la possibilità di rivivere per un giorno, facendoli diventare noti anche a chi non li aveva sentiti mai nominare, dando la possibilità a i frequentatori dei motori di ricerca di approfondire la loro conoscenza.

Bohr è stato un grande scienziato danese, e oggi Google lo omaggia trasformando il logo in una specie di lavagna virtuale con la prima “o” che si trasforma nella riproduzione della struttura dell’atomo contornato da formule fisiche.

Bohr nacque a Copenaghen nel 1885. Si può definire un figlio d’arte, dal momento che suo padre, Christian Bohr, era professore alla facoltà di Fisiologia all’Università di Copenaghen. A lui si deve la scoperta del comportamento dell’emoglobina, che infatti viene ancora oggi chiamata effetto Bohr.

La mamma invece, Ellen Adler Bohr, apparteneva a una ricca famiglia ebrea sefardita, conosciuta nel mondo bancario danese e in parlamento. Più movimentata la vita di suo fratello, Harald Bohr, anch’egli mente eccelsa ma anche sportivo: era infatti un matematico e calciatore della nazionale danese, convocato alle Olimpiadi. Va detto che la predisposizione per lo sport era di famiglia, se si considera che anche Niels era un calciatore dilettante, e giocò per un periodo insieme al fratello in una delle squadre di Copenaghen. Addirittura fu convocato, anche se non scese mai in campo, per la Nazionale.

La carriera di Bohr inizia quando si laurea all’Università di Copenaghen nel 1911. Poi passò all’Università di Manchester, in Inghilterra, dove studiò con Ernest Rutherford. Fu proprio in quel periodo che iniziò a studiare l’atomo e nel 1922 ricevette il Premio Nobel per la fisica “per i suoi servizi nell’indagine sulla struttura degli atomi e della radiazione che emana da essi”.

Il contributo di Bohr fu fondamentale per lo sviluppo del principio di complementarità che da subito fu fondamentale per la meccanica quantistica che comprendeva il principio di indeterminazione di Heisenberg.

Bohr fu omaggiato anche nel mondo della chimica dove esiste un elemento chiamato in suo onore Bohrio. Non solo nell’universo c’è anche un asteroide chiamato 3948 Bohr e sulla lune c’è un cratere e una valle che portano il suo nome. E’ celebrato anche nella sua nazione: nelle 500 corone danesi appare la sua immagine mentre l’Istituto di Fisica all’Università di Copenaghen gli è stato intitolato e porta il nome di “Istituto Niels Bohr”.
Niels Bohr: logo Google per lo scienziato, il calciatore e l'umorista
Nel mondo della scienza è celebre un presunto dialogo addirittura con Einstein, dialogo che sottolinea il suo senso dell’umorismo e la sua brillantezza. Albert Einstein fu amico di Bohr, ed è in una lettera che gli spedì nel 1926, Einstein fece la sua famosa osservazione sulla meccanica quantistica, spesso parafrasata come “Dio non gioca a dadi con l’universo”. Bohr rispose “Non dire a Dio come deve giocare”.

Non solo. In una discussione dove John Wheeler proponeva la sua interpretazione sui positroni, Einstein ripropose la famosa frase “Non riesco ancora a credere che Dio giochi a dadi”, aggiungendo anche “Ma forse mi sono guadagnato il diritto di commettere degli errori”.