Non si placano le polemiche per il concorso scuola 2012 dopo l’uscita del bando sulla Gazzetta ufficiale. Polemiche annunciate, che prescindono dai contenuti specifici del bando stesso. Le modalità del concorso, l’addio alle graduatorie, l’accessibilità, erano già state oggetto di critica da tutti coloro i quali si sentono danneggiati dalle metodologie del ministero dell’istruzione volute da Profumo.
Insomma il tentativo del ministero di rinnovare la forza lavoro all’interno della scuola non sembra essere stata fatta come gli addetti ai lavori avrebbero voluto.
E così i ricorsi sono una conseguenza inevitabile di questi malumori, un estremo tentativo degli aspiranti insegnanti di far valere le proprie ragioni o quantomeno di alzare la oce per non far passare sotto silenzio il tutto.
Il primo ricorso, è stato quello dell’Anief, con una precisa rimostranza punto per punto, otto in tutto in cui venivano elencati i difetti del bando.
Lo scopo è contestare il concorso, pensando anche di presentare domanda al Tar affinchè il bando sia annullato o almeno sospeso, in modo da modificare gli elementi che non convincono.
Ma i ricorsi non si fermano qui: Codacons e Associazione sindacale diritti della scuola hanno presentato ricorso con un gruppo di 800 docenti laziali rimasti esclusi dal concorso. Insomma una class action in piena regola, tanto di moda in questo periodo.
Secondo il Codacons il ricorso “mira a far annullare i limiti previsti dal Bando di concorso, evidentemente illegittimi e frutto di eccesso di potere”. “Il Ministero dell’Istruzione, infatti, ha elaborato un meccanismo ingiusto, fonte di disparità di trattamento e contraddittorio rispetto alla ratio che l’impianto normativo di accesso al pubblico impiego e all’insegnamento ha perseguito negli anni”.
Il bando è particolarmente debole “nella parte in cui si pone come una barriera all’accesso a una prova selettiva e rimane del tutto sganciata e non correlata ad un attento esame della situazione normativa italiana”.
Il Codacons parla addirittura di violazione degli articoli 3 e 97 della Costituzione, perché “si disattende il principio della imparzialità e non disparità di trattamento della pubblica amministrazione e quello di buona amministrazione e di uguaglianza, non essendo in alcun modo giustificabile la scelta operata dal legislatore nel senso di sistemare soltanto una categoria di laureati”.

Ma l’Anief va oltre: “Un concorso a cattedra anche nel 2013? Si tratterebbe di una disfatta. A meno che non si annulli quello decretato in questi giorni dal Miur, ma ufficialmente ancora non ancora avviato”.
A sostenerlo è il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, a seguito dell’intenzione manifestata nelle ultime ore dal ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, di voler bandire nel corso della prossima estate un altro concorso pubblico, subito dopo aver approvato un nuovo regolamento per l’accesso alla professione di docente nella scuola pubblica.
“Se l’intenzione del Ministro è, invece, quella di annunciare un altro concorso per tranquillizzare i partecipanti ai Tfa, che in questo modo potranno dare seguito alla loro abilitazione visto che sarà impedito loro di entrare nelle graduatorie ad esaurimento, allora l’Anief sostiene sin d’ora che anche questo non servirà: grazie al ricorso del nostro sindacato, infatti, tutti i laureati potranno comunque partecipare al concorso. Abilitati e non. Caro Ministro – conclude Pacifico – così non si va da nessuna parte”.