L’abolizione delle Province è uno dei provvedimenti della spending review più contestati, anche perchè coinvolge tantissime categorie. le lamentele arrivano da più parti, anche da coloro i quali non accettano il provvedimento per puro spirito campanilistico.
In Puglia Bari, Foggia e Lecce resistono, addio invece a Taranto, Brindisi, Barletta-Andria.
In Lombardia sembrano destinate a sparire ben 8 province su 12, dove rientrano nei criteri solo Milano, Brescia, Bergamo e Pavia e non quelle di Lecco, Lodi, Como, Monza Brianza, Mantova, Cremona, Sondrio e Varese.
Insomma essere accorpati con comuni e paesi con i quali magari c’è rivalità è dura da digerire, soprattutto in certe realtà. La governatrice Renata Polverini è contraria all’iniziativa perchè, spiega, “il nostro Paese non è il Dakota o il Nebraska e i confini delle province non possono essere ridisegnati in base ai meridiani o ai paralleli, tracciando con la squadra una riga sul territorio”.
In Emilia Romagna resistono le Province di Bologna, Parma, Modena e Ferrara che rientrerebbero nei parametri stabiliti dall’esecutivo, mentre addio a Reggio Emilia, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini e Piacenza.
Una decisione che da molti è stata accolta con favore, perchè permette finalmente di tagliare enti ritenuti inutili, con l0abbattimento di notevoli costi per il governo. Ma ci sono anche i pareri contrari, come quello del sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani, Pdl, che sostiene: “Chi ha partorito questa castroneria era in preda a una cronica assunzione di sostanze alcoliche o piuttosto era affetto dal consumo smodato di sostanze stupefacenti?”.
Nel Lazio tagliate le province di Latina, Rieti e Viterbo mentre dovrebbero resistere Roma e Frosinone.