Anniversario morte Borsellino: 20 anni oggi 19 luglio, a Palermo le agende rosse

Vent’anni fa l’Italia veniva squarciata dalla notizia della uccisione di Paolo Borsellino a Palermo. Oggi ricorre l’anniversario di una delle stragi più dolorose della storia d’Italia. Una strage annunciata, quella di via d’Amelio, arrivata poco tempo dopo quella di Capaci, nella quale persero la vita il giudice Falcone, sua moglie e la sua scorta.

A vent’anni di distanza la voglia è quella di ricordare, e l’Italia lo fa in tanti modi. Salvatore Borsellino: “Non sono qui per Paolo, ma per i magistrati che sono vivi e lottano per la verità”.

A Palermo coloro i quali hanno voluto ricordare Paolo Borsellino sono arrivati da tutta Italia. Un giorno speciale, perchè nessuno vuole dimenticare il giudice ucciso dalla mafia il 19 luglio di 20 anni fa. Oggi ricorre il ventennale, e certe scadenze sembrano sempre più importanti, ma le celebrazioni si svolgono ormai ogni anno.


Celebrazioni che hanno ormai come simbolo l’agenda rossa, che omaggia il diario del magistrato, finito chissà dove dopo l’attentato. Proprio così vogliono essere chiamati: il “popolo delle agende rosse” ha deciso di darsi appuntamento davanti al tribunale di Palermo, per ribadire che loro ricordano ancora, e non vogliono dimenticare. Perchè solo ricordando si può evitare che il passato, quello brutto, ritorni.

Il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia ha partecipato a Palermo alla commemorazione di Paolo Borsellino, e ha spiegato come “abbiamo finalmente varcato l’anticamera della verità, ora siamo entrati nella stanza della verità. Pensavamo, però, di trovare una stanza illuminata, invece era buia. Qualcuno aveva sbarrato le finestre e qualcuno aveva fulminato le lampadine. Siamo da soli e con le candele”.

Paolo Borsellino in uno dei suoi interventi più celebri disse, a proposito del rapporto tra Stato e mafia: «L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E NO! questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Anniversario morte Borsellino: 20 anni oggi 19 luglio, a Palermo le agende rosse

Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati».