Si torna a parlare del tragico gesto di Maurizio Cevenini, il consigliere comunale e regionale dei democratici che si è tolto la vita lanciandosi dal palazzo della Regione, in viale Aldo Moro. In lutto tutto il Pd bolognese. Il primo cittadino Virginio Merola ha dichiarato che la Sala Rossa del Comune di Bologna prenderà il nome di Maurizio Cevenini.
Le parole e le lacrime della figlia di Cevenini, Federica, hanno segnato profondamente il rito funebre. La ragazza afferma: “E’ stata dura per me, ma ho visto in faccia l’affetto e il dolore delle persone che gli volevano bene”.
“Sentire chi mi diceva che mio babbo aveva fatto questo e quello per loro, mi faceva stare meglio, mi ricordava come è sempre stato lui, così ho cercato di essere come lui avrebbe voluto.
Mio babbo non aveva nemici, forse suscitava invidia. Tante volte l’ho invidiato anch’io, per il suo modo di essere e per la sua capacità di trovarsi a suo agio in ogni situazione. Poi faceva discorsi chiari, divertenti o commoventi, e non li aveva preparati!”.
Parole incisive anche quelle di Monsignor Ernesto Vecchi il quale ha ricordato che la Chiesa non riconosce questo gesto ma Dio può riconoscergli «un salutare pentimento» e «aprire le porte della salvezza».
“La Chiesa prega anche per chi si toglie la vita”.
«Ci sono attenuanti» afferma Vecchi ed elenca: «gravi disturbi psichici, l’angoscia, o il timore grave della prova, possono attenuare la responsabilità del suicida. Pertanto, non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte».
«Non è il momento dell’applauso ma della riflessione, siamo davanti a una bara», ammonisce fuori messale, «c’è un tempo per ridere e uno per piangere».
Sul sito ufficiale di Maurizio Cevenini, bolognese dalla nascita, si legge: “Il dolore che proviamo non si può scrivere. E allora, ciao Maurizio. Il tuo staff”.
Nel maggio dell’anno scorso Cevenini fu eletto in Consiglio Comunale di Bologna con 13.249 preferenze.