E’ polemica attorno ai Tfa, corsi per l’abilitazione all’insegnamento. Tutto nasce dall’annuncio del ministro dell’Istruzione Francesco Profumo con cui si spiegava che oltre ai 20 mila professori selezionati per accedere ai corsi, si potranno aggiungere pure tutti gli altri professori senza abilitazione purchè possano dimostrare di avere alle spalle un minimo di tre anni di insegnamento. Secondo il ministro, insomma, 36 mesi di esperienza sul campo sono sufficienti per garantire una buona base professionale. 
Come detto è scoppiata una baraonda in seguito a questo annuncio, a tal punto che è stato inevitabile ricorrere a delle precisazioni.
Per quel che riguarda il primo corso di Tfa, la decisione è che avrà luogo senza alcuna modifica: ‘Con la preselezione nazionale nelle date già fissate e proseguirà secondo le modalità e i tempi fissati da ciascuna Università, indipendentemente dal diverso percorso abilitante previsto per i docenti con 36 mesi di servizio, laureati ma senza il possesso della prescritta abilitazione’.
Ma veniamo alla nota dolente. Cosa accadrà ai docenti che vantano tre anni di attività? Ebbene i corsi ‘avranno tempi e modalità di espletamento diversi dai primi, dovendosi procedere ancora alla stesura del provvedimento amministrativo di istituzione dei suddetti percorsi e di individuazione degli aventi titolo, oltre all’acquisizione preventiva delle prescritte autorizzazioni e consensi’.
Ma in cosa consisterà la procedura per i docenti con 36 mesi di servizio? Ci sarà un corso formativo e poi un esame. Lo scopo è quello di ‘regolarizzare la situazione di migliaia di persone che hanno permesso negli ultimi anni alle scuole statali e paritarie di funzionare nonostante l’assenza di abilitati’. Finiscono dunque nel calderone anche coloro i quali rappresentano i precari delle paritarie. E’ questa una delle novità, perchè prima sembrava che non dovesse essere così.
Il ministro dell’istruzione Profumo ha anche tenuto a spiegare che ‘l’abilitazione che si consegue a seguito della frequenza del TFA o dei corsi di laurea in Scienza della formazione primaria rappresenta solo la conclusione del percorso di formazione iniziale dell’insegnante e costituisce il presupposto per la partecipazione alle procedure concorsuali. Abilitarsi, dunque, non significa diritto al posto e quindi non significa neppure aggravio della spesa pubblica’.
Veniamo ai tempi. Il ministero dell’Istruzione ha precisato che i prossimi concorsi a cattedre per abilitati che saranno banditi saranno rivolti unicamente ‘alle classi di concorso ed alle Regioni in cui vi siano posti effettivamente vacanti, che si svolgerà presumibilmente nell’a.s. 2012-2013, secondo la normativa vigente. I posti disponibili per questo concorso corrisponderanno, ovviamente, al 50% della totalità e saranno assegnati ai vincitori a partire dall’a.s. 2013-14’.
Ma ci sarà spazio anche per gli altri grazie a un altro concorso che il ministero assicura sarà bandito fra un anno. A questo secondo corso potranno prendere parte tutti gli abilitati, compresi quelli del Tfa.