I bambini assumono troppi farmaci ed in particolare antibiotici. Questo è uno dei dati emersi durante il 68° Congresso della società italiana di pediatria (Sip) svoltosi oggi 9 maggio. I pediatri riunitisi a Roma hanno discusso in merito al rapporto “Arno bambini”. I dottori spiegano che l’assunzione di troppi medicinali ed in particolari di antibiotici, aumenta il rischio di rendere più resistenti i batteri.
Siamo abituati a chiamare immediatamente il medico o a prendere subito l’aspirina anche al primo sintomo di raffreddore. Dopo un solo starnuto o una temperatura poco più alta rispetto alla norma, e già pensiamo a quale farmaco assumere.
Tutto questo però provoca un effetto contrario nel nostro organismo. Non è una novità che troppe medicine infatti fanno male.
Dai dati è emerso che il 58% dei bambini, più di 1 su 2, assume un farmaco nel corso di un anno. In particolare al Nord con il 46% e il Sud con il 76%.
Inoltre il 96% delle prescrizioni riguardano gli antibiotici (48%), seguono gli antiasmatici (26%) e i corticosteroidi (8,6%).
Un altro dato rilevante – spiegano i pediatri – è quello riguardante la prescrizione di farmaci da automedicazione. In Italia questi vengono infatti prescritti ad ogni bambino con una media di 2.7 confezioni. Un numero elevato rispetto agli altri paesi europei.
Durante la conferenza è intervenuto il Presidente della SIP Alberto G. Ugazio a Help Consumatori: “Le malattie infettive – e in particolare quelle causate dai batteri – sono enormemente diminuite di numero nel corso di questi ultimi cinquant’anni o poco più. Una sempre maggiore attenzione all’igiene personale e dell’ambiente e la diffusione crescente delle pratiche vaccinali sono state tra i fattori più importanti.
Il dato di “ARNO bambini” è quindi particolarmente preoccupante. L’uso esteso di antibiotici è alla base delle resistenze batteriche che stanno letteralmente bruciando, uno a uno, molti antibiotici sui quali un tempo potevamo far conto per il trattamento di un gran numero di malattie infettive.
Oggi si rivelano spesso ‘armi spuntate’. I perché di questo uso esteso sono molto complessi. C’è anzitutto la cultura delle “raising expectations”, la convinzione diffusa che la medicina possa e debba risolvere immediatamente qualunque problema. C’è il fenomeno sempre più diffuso dell’automedicazione.
E il pediatra è sottoposto a una “pressione prescrittiva” cui non è facile resistere. E pensare che nel piccolo bambino la grande maggioranza delle malattie infettive, soprattutto nelle prime età della vita, sono affezioni virali delle alte vie respiratorie!”.
Assumere antibiotici ormai è diventata una pratica comune. C’è addirittura che assume farmaci come se stesse ingoiando caramelle. Ed ecco che i medici annunciano l’allarme.
Molto spesso usiamo gli antibiotici anche quando non dovremmo come per curare raffreddori e influenze, per accelerare la guarigione o prevenire un peggioramento dei sintomi.
Non è una novità che l’Italia è il Paese europeo con il più alto consumo di antibiotici. Solo la Grecia e Cipro fanno peggio di noi. Noi siamo anche il Paese con il tasso di antibioticoresistenza più alto.
La dottoressa Giusi Ferraro, direttrice della farmacia ospedaliera dell’Azienda ospedaliera Pia Fondazione di Culto e Religione Cardinale Panico di Tricase spiega: «II consumo inappropriato ed eccessivo degli antibiotici porta allo sviluppo dell’antibioticoresistenza, ossia la capacità di un microrganismo di resistere all’azione di uno o più antibiotici che conseguentemente diventano, nei suoi confronti, inefficaci.
L’antibioticoresistenza è un problema che coinvolge la comunità e le strutture sanitarie, ma in ospedale la possibilità di trasmissione è amplificata. Le infezioni nosocomiali sono spesso causate da microrganismi resistenti agli antibiotici e ciò può costituire un fattore di fallimento del trattamento delle infezioni, causando aumento della morbilità, allungamento delle degenze ospedaliere e incrementando la mortalità legata a queste malattie».