Soddisfazione con riserva per i medici specializzandi in seguito alle novità del Governo. Bene lo stralcio dal decreto fiscale, ma non
convince il pericolo della tassazione Irpef sulle borse di studio, minaccia che incombe in vista della delega fiscale.
Una intera categoria è sul piede di guerra: comprende i medici specializzandi, i dottorandi, i ricercatori e i borsisti.
E allora sono costretti a vigilare nonostante abbiano fatto segnare un punto a favore in occasione dell’appuntamento di ieri in commissione Finanze.
Ecco perchè erano tantissimi oggi alla manifestazione convocata in piazza Montecitorio, in modo da far capire chiaramente che non abbassano la guardia e che c’è ancora molto da fare per difendere il diritto allo studio.
La sensazione è che la decisione della VI commissione di stralciare l’emendamento che avrebbe comportato una tassazione Irpef di circa 300 euro al mese sui 1.600 percepiti, possa essere un contentino temporaneo, con l’incubo del ritorno della questione a breve.
Insomma la tassazione uscita dalla porta potrebbe rientrare dalla finestra con la discussione sulla delega fiscale. E così gli specializzandi potrebbero trovarsi punto e daccapo tra qualche mese.
I medici specializzandi avvertono di essere “in vigile attesa, pronti ad altre proteste e rimostranze qualora nuove nubi dovessero calare sui nostri orizzonti. Ci aspettiamo che il Parlamento metta in atto tutte le politiche che riterrà opportune a difesa della formazione dei giovani medici, siano essi in formazione specialistica sia in formazione di medicina generale, sia dottorandi che borsisti, abrogando tutte le norme che prevedono tassazioni inique”.
Di buono c’è che gli specializzandi hanno l’appoggio non solo a parole di diversi parlamentari bipartisan che li hanno incontrati in piazza Montecitorio. Tra di loro Annagrazia Calabria per il Pdl, Luciana Pedoto e Andrea Sarubbi per il Pd, Flavia Perina per Fli, Antonio Di Pietro per l’Idv. Proprio l’ex magistrato ha assciurato: “Ci batteremo per la vera equità fiscale e affinchè non si riproponga questa norma in Parlamento”.