La riforma delle pensioni è un passaggio obbligato del governo Monti per cercare di risanare i debiti dello Stato. Si parla di un passaggio al sistema di calcolo della pensione chiamato «contributivo».
Un sistema che sembra alla base delle politiche volute dal nuovo ministro del Welfare Elsa Fornero. Un sistema che si basa sul concetto di equità generazionale.
Al momento vige il sistema retributivo, e presenta una serie di difetti tra i quali un ridotto corrispettivo tra contributi versati e prestazioni ricevute. Questo sistema non esisterà più a partire dal 2030, anno in cui, secondo il nuovo governo, dovrebbe entrare in vigore quello contributivo.
Nel frattempo assisteremo al cosiddetto sistema misto. Al momento il sistema contributivo, basato sulla riforma del 1995, prevede l’esonero dall’applicazione per chi ha raggiunto almeno 18 anni di anzianità.
Tutti coloro i quali hanno una anzianità inferiore a 18 anni nel 1996, sono soggetti al calcolo secondo il pro rata. Si tratta di un calcolo che prevede che si basa sull’anzianità maturata dal 1995 e a quella contributiva per l’anzianità dal 1996.
Chi ha iniziato a lavorare nel 1996 avrà una pensione calcolata solo con il sistema contributivo.
Per quel che riguarda il criterio contributivo, è un criterio che per tutti, sarà effettuato in pro rata. Prenderà in considerazione tutti i lavoratori ma avrà valenza solo per i versamenti futuri, vale a dire per la contribuzione versata dal primo gennaio 2012.