Giò Pomodoro: l’arte nel logo di Google

Google dedica il suo logo a Giò Pomodoro, celebre artista che insieme al fratello Arnaldo ha costituito un vanto per il nostro Paese. Un artista geniale cui, come spesso accade nella scelta dei personaggi della nostra storia, Google decide di dedicare il logo. Un personaggio la cui storia è forse poco nota ai più, e che proprio per questo il logo doodle decide di omaggiare.

La storia dei fratelli Pomodoro è molto interessante. Arnaldo Pomodoro è nato a Morciano di Romagna (Rimini) il 23 giugno 1926, mentre suo fratello Giò Pomodoro, è nato in quello che viene spesso chiamato il “paese dei cordai” a Orciano di Pesaro il 17 novembre del 1930.

Si tratta di due scultori che con la loro opera sono riusciti a dare lustro al nostro Paese in tutto il Mondo, raggiungendo una popolarità che si è espanda oltre i nostri confini raggiungendo molti Paesi stranieri, dove collezionisti, appassionati e critici hanno tributato loro il giusto plauso per un’arte personale e geniale.

Eppure la loro infanzia è stata simile a quella di tanti altri bambini, forse la loro ancora più tranquilla di tanti altri, trascorsa nella bella campagna marchigiana dove il loro talento piano piano ha cominciato a venire alla luce. Ma forse è stato decisivo per la loro crescita artistica il fatto che nel 1945 si trasferiscono con la famiglia a Pesaro.

I due si danno agli studi, dopodichè il loro genio inizia a farsi strada, mostrandosi nella creazione di oggetti come monili, pezzi astratti di oreficeria, piccole sculture in oro e argento. E’ proprio qui che qualcuno inizia a comprendere che dietro al loro arte possa esserci qualcosa di speciale e di interessante, che avrebbe potuto farsi strada all’interno di un settore difficile come quello della scultura.

Ma proprio il loro tocco originale e il modo di trasformare il materiale che plasmano sotto le loro mani che convince opera dopo opera gli addetti ai lavori che qualcosa di nuovo si sta muovendo nel panorama internazionale della scultura, e che probabilmente questi due fratelli dal cognome che tanto richiama alle tradizioni culinarie dell’Italia possono essere due volti nuovi da tenere in debita considerazione.


Nel 1954, dopo la morte del padre, Arnaldo e Giò vanno con la famiglia a Milano, dove iniziano a frequentare l’ambiente artistico di Brera. E’ qui che fanno uno degli incontri più importanti della loro vita, quello con Lucio Fontana, ma dove hanno anche la possibilità di conoscere Enrico Baj, Umberto Milani, Emilio Scanavino, Gianni Dova e Ugo Mulas.

Le loro opere vengono apprezzate sempre più, il loro nome circola negli ambienti e inizia possibile iniziare a esporre le loro opere, che vengono subito apprezzate anche grazie al fatto di essere immediatamente riconoscibili. Insomma una vera e propria ventata di aria fresca di cui tutto l’ambiente sembra avere subito bisogno e che per questo fa conquistare loro posizioni su posizioni.

Nel 1956 arriva uno dei primi riconoscimenti con l’invito alla Biennale di Venezia per esporre nella sezione della medaglistica. E’ proprio questa l’occasione per Giò Pomodoro di esporre una serie di argenti fusi in osso di seppia eseguiti nei due anni precedenti.

Le soddisfazioni non mancano in quegli anni, e infatti solo dodici mesi dopo arriva l’incarico dalla Triennale di Milano nei confronti di Arnaldo e Giò Pomodoro che hanno l’onore di organizzare un’esposizione sperimentale di opere d’oreficeria disegnate da artisti italiani ed eseguite da artigiani orafi di Valenza.

Una mostra nella quale Arnaldo e Giò Pomodoro avranno l’occasione di presentare contemporaneamente ai lavori orafi, rilievi modellati nel ferro, stagno, piombo, argento, cemento e bronzo.

E’ proprio la scelta artistica dei fratelli Pomodoro, che si estrinseca nell’adottare questi nuovi materiali inediti a fare della loro arte qualcosa di nuovo e di mai visto prima. Ed è proprio questo coraggio che se da una parte fa storcere la bocca a qualcuno, dall’altro costituisce un marchio di fabbrica inconfondibile che agevola il loro genio, facendone parlare negli ambienti a una velocità supersonica, cosa che forse con un’arte più tradizionale non sarebbe avvenuta. Una volontà di spingersi un po’ più in là nella ricerca di qualcosa di nuovo che certifica la ricerca e la volontà dei fratelli Pomodoro di sperimentare nuovi mezzi formali ed espressivi.

Il 1958 è un anno importante per Giò Pomodoro, che si sposa e poi tiene la sua prima Mostra Personale a Milano alla Galleria del Naviglio, Mostra Personale che ripropone a Bruxelles, Dusseldorf ed a Colonia.

Sono anni intensi, in cui i successi arrivano uno dopo l’altro e le soddisfazioni non mancano. Solo dodici mesi dopo è l’occasione alla Prima Biennale Giovani di Parigi, di mostrare una superficie in tensione fusa in bronzo, opera con la quale vince il primo premio per la scultura con lo scultore Anthony Caro.

Altro anno importante il 1960, stagione artistica durante la quale i fratelli Pomodoro decidono di far parte insieme a Perilli, Turcato, Dorazio, Fontana, al Gruppo «Continuità», uno dei più importanti gruppi nella ricerca astratta tra materia e segno.

Le opere di Giò Pomodoro sono immancabili all’interno di collezioni pubbliche e private di tutto il mondo. Tra queste, come cita wikipedia, ci sono l’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington, la Collezione Nelson Rockfeller di New York, il Museo d’Arte Moderna di Città del Messico, la Collezione d’Arte Moderna della città di Jedda, in Arabia Saudita, il Musée d’Ixelles di Bruxelles, l’ex-Fondation Veranneman di Belgio, il Kunst und Museumverein di Wuppertal, lo Yorkshire Sculpture Park di Wakefield, in Inghilterra, le Gallerie d’Arte Moderna di Roma e di Torino e il Civico Museo d’Arte Contemporanea di Milano.

Per Giò Pomodoro nel 2002 arriva dall’I.S.C. Un riconoscimento importante: arriva per il Maestro un prestigioso premio alla carriera, il Lifetime Achievement Award in Contemporary Sculpture, che lo accomuna ad altri geni dell’arte che prima di lui lo avevano ricevuto: parliamo di Louise Bourgeois, Anthony Caro, Eduardo Chillida, Claes Oldenburg e Robert Rauschenberg. Ma la più grande soddisfazione per Giò Pomodoro sta nel fatto che è riuscito a essere il primo artista italiano nella storia a ricevere un riconoscimento simile. Mai prima di lui nessun artista del nostro Paese era stato insignito di un simile riconoscimento. Il 2002 è anche l’anno della sua morte: viene a mancare il 12 dicembre lasciando un grande vuoto nel mondo dell’arte.