Spread: cos’è, aggiornamenti in tempo reale

Ancora un inizio incerto per Piazza Affari: gli indici Ftse Mib e Ftse It All Share hanno aperto con un calo superiore a un punto percentuale. C’è stato però poi un lieve rialzo nel giro di poco tempo.

Niente da fare invece per il Cac40 di Parigi e il Dax 30 di Francoforte. Le prime ore di mattina per Piazza Affari sono stati nel segno dei ribassi che hanno riguardato in particolar modo Impregilo, Lottomatica ed Ansaldo.

Qualche respiro invece per Banco Popolare e Banca Popolare di Milano. Meglio anche Mediaset che ieri era crollata in seguito alla notizia delle dimissioni del presidente del Consiglio Berlusconi.

Ciò che desta maggior preoccupazione sono i titoli di Stato italiani, con lo spread tra il BTp decennale e il Bund benchmark che galoppa verso il record di 575 punti. Al momento è sui 570 punti.

Il rendimento sulla scadenza a 10 anni è ora al 7,39%. Primato per il rendimento del Btp a 5 anni, volato a 7,80%. Aumentano i tassi dei Btp italiani: quello a 2 anni va a 7,36%, quello a 10 anni a 7,39%, raggiungendo lo spread di 570 punti base.

L’euro apre con un altro ribasso, quotato 1,3493 contro 1,3596 ieri sera.

Male anche la Borsa di Tokyo a -2,91%.


In questi giorni i meno esperti si stanno chiedendo cosa sia lo Spread e come mai venga indicato come la cartina di tornasole della situazione italiana, una sorta di spada di Damocle che può determinare il baratro. Come spiega Repubblica.it, lo spread è

“il differenziale di rendimento tra un’obbligazione e un’altra di riferimento. Determina gli interessi che si pagheranno sul debito pubblico, e indica il rischio percepito di chi emette l’obbligazione. Uno spread troppo ampio fa lievitare gli interessi passivi, rende difficile emettere nuovo debito e compromette il rating, che è il giudizio di solvibilità dell’azienda o del paese emittente.

Lo spread indica lo scarto tra il Bund tedesco – l’emissione più solida d’Europa – e i titoli di stato di paesi con maggiori probabilità di insolvenza. Nell’ultimo mese lo scarto tra il Btp italiano a dieci anni e il Bund con simili caratteristiche è passato da 200 a quasi 400 punti base. Vuol dire che la Germania può indebitarsi a un tasso di circa il 2,5% l’anno, mentre l’Italia deve pagare agli investitori anche oltre 6%, per il sovrapprezzo dato dallo spread.