Fidanzata Marco Simoncelli: dolore senza rimpianto

La fidanzata di Marco Simoncelli, Kate, sta vivendo il suo dolore con grande coraggio e grande compostezza. La sensazione è che accanto alla disperazione per aver perso la persona che amavano, fidanzata e familiari siano consolati dal pensiero che Marco ha fatto ciò che amava fino all’ultimo. Per questo non esiste alcun rimpianto.

 

Al contrario di tutto ciò che si dice in queste ore, i piloti sono perfettamente consapevoli del pericolo che corrono. E non lo corrono perchè vengono pagati tanto, ma perchè è proprio quel pericolo che rende il loro sport una passione irrinunciabile. Lo spiega bene Kate, quando a Matrix ha detto: “Marco – continua Kate – in ogni gara diceva, se qualcuno si faceva male: oh, son le corse, se non vuoi farti niente stai a casa’. E ora penso vorrebbe che finissi così quest’intervista”.

 

La stessa serenità è quella della madre di Marco Simoncelli, che mai avrebbe impedito al figlio di realizzare il suo sogno in nome della sicurezza: “Noi lo abbiamo accompagnato solo in quello che gli piaceva fare. La vita, se non facciamo quello che ci piace, diventa un rimpianto e lui sicuramente di rimpianti non ne avrà. Ci ha lasciato un bel ricordo e un bel messaggio e noi siamo fieri che sia stato così”.

 

L’amore tra Kate e Marco era forte, e le parole della ragazza lo raccontano meglio di qualunque altra cosa: “Dimenticare non si può, posso solo conviverci con questo dolore. All’inizio credevo di non farcela. Ora sono convinta di sì”. Poi una confessione: “Oggi sono andata nella nostra casa, ho provato a dirgli che mi aveva detto che non ci saremmo mai lasciati, e invece si è sbagliato. Ci ho provato a dirglielo, e ho pensato che magari mi succede come nel film Ghost. L’avete visto il film? Penso che magari quando sarai pronto fai così”.

 

Sul futuro che da essere entusiasmante è diventato buio e triste: “Tutti dicono che sono giovane — spiega la fidanzata di Simoncelli — ma non sono fortunata: ho ancora settant’anni davanti prima di raggiungerlo, è lunga”.

 

Poi i retroscena sui tragici momenti di chi dai box ha seguito gli eventi con impotenza e consapevolezza che stava accadendo qualcosa di irreparabile: “Quando ho visto che non aveva il casco ho capito che non c’era niente da fare, ho pregato, e mi sono venute in mente le parole del suo capotecnico che gli aveva detto ‘non mollare mai’. Speravo che anche in quel momento lo stesse ascoltando ma invece non era cosi”.