Soter Mulè: “Devo restare in carcere, ho pensato al suicidio”

Nonostante la sua posizione si sia notevolmente alleggerita, resta comunque di omicidio preterintenzionale l’accusa nei confronti di Soter Mulè, l’ingegnere che si è trovato coinvolto nella morte di Paola Caputo pur non volendolo.

I tre si erano dati appuntamento in un sotterraneo per trascorrere una serata a base di Shibari, pratica giapponese messa in atto con corde e legamenti. Ma la vittima ha avuto un malore, e il peso del corpo ha fatto stringere la corda attorno al suo collo e attorno a quello dell’altra ragazza presente.

Mulè si è affrettato per trovare un coltello che recidesse la corda. Per Paola non c’è stato nulla da fare, mentre Federica è riuscita a salvarsi pur essendo tutt’ora ricoverata in ospedale.

Secondo il giudice Mulè “ha compiuto una gravissima imprudenza”, contrassegnata dall’aver dato corso a una pratica in cui egli stesso si definisce “poco esperto e che è oggettivamente rischiosa”.

Insomma Mulè non voleva uccidere, ma ha messo in atto una serie di comportamento che, pur incontrando il volere delleSoter Mulè: "Devo restare in carcere, ho pensato al suicidio" ragazze, ne mettevano a rischio l’incolumità.

“Da parte di Soter Mulè – si legge nell’ordinanza – non vi è stato alcun comportamento di prevaricazione, di minaccia o di costrizione per indurre le due vittime ad accettare di essere legate”.

Mulè sembra comunque davvero scosso per quello che è accaduto, al punto di aver pensato al suicidio. Solo il fatto che almeno Federica si sia salvato lo ha fatto desistere dalla decisione di farla finita. Avrebbe però preferito restare in carcere per iniziare a pagare: “Sono indegno, dovevo salvare Paola. Sono indegno, avrei dovuto salvarla: dovevo tagliare le corde, ho commesso un errore. Solo io potevo salvarla. Mi sembra un’ ingiustizia”.